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Decreto Letta: La Liberalizzazione Del Mercato Del Gas

Decreto Letta: la liberalizzazione del mercato del gas

Il decreto legislativo numero 164 del 23 maggio 2000 – meglio conosciuto come decreto Letta – prende il nome da Enrico Letta, all’epoca Ministro dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato dei governi presieduti da Massimo D’Alema prima e Giuliano Amato poi. È l’atto legislativo che ha dato via alla liberalizzazione del mercato del gas in Italia, realizzando un intervento fondativo di questo settore che, certamente, va analizzato e studiato per chi si interessa di storia legislativa del Belpaese.

Sommario:

Cosa è il decreto Letta

Con il decreto Letta si continuò la stagione delle liberalizzazioni di fine anni ’90, già iniziata con l’importante liberalizzazione del mercato energetico (decreto Bersani) e continuata negli anni successivi. A differenza del suo predecessore, Enrico Letta si concentrò sulla parte relativa al gas, sbloccando il monopolio che di fatto era esistente e scompattando le fasi del mercato.

Il decreto 164/2000 recepiva così la direttiva comunitaria n. 98/30/CE del 28 giugno 1998 che cercava di riformare le normative esistenti circa il mercato del gas naturale. Con esso cominciò un processo che ebbe inizio con la liberalizzazione a partire dalle utenze industriali per espandersi – nel gennaio del 2003 – a quelle domestiche.

Le novità del decreto Letta

Come nella parte relativa alle divisioni del decreto Bersani, anche quello firmato dall’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta riformava le varie fasi del mercato, permettendo l’ingresso di diversi player e riformando quelli che, di fatto, erano dei flussi operativi chiusi e prestabiliti.

Separazioni dei ruoli

In confronto al passato, venivano rese totalmente libere le attività di:

  • Importazione
  • Trasporto e dispacciamento
  • Distribuzione
  • Vendita di gas naturale

A gestire le varie fasi e regolarle ci pensa l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas che, seguendo la delibera n.108/06 regola i rapporti tra imprese per la distribuzione e la vendita nonché con i grossisti. Tale legislazione è chiamata Codice di Rete per il servizio di distribuzione di gas (CRDG) e la versione aggiornata è consultabile presso il sito ufficiale ARERA cliccando su questo link.

gas_prodottoLe aziende incaricate della distribuzione sono tenute a seguire scrupolosamente tale codice per permettere la libera concorrenza sul mercato. Tramite tale legislazione è possibile anche la libera scelta del fornitore grazie al fatto che più soggetti possono operare e, quindi, si può opportunamente selezionare l’azienda più consona alle proprie esigenze.

Con il decreto Letta si è inoltre realizzata una netta separazione delle funzioni all’interno del mercato del gas, i cui più importanti sono:

  • Trasportatore, che possiede o gestisce le strutture di raccolta gas e lo introduce all’interno del sistema;
  • Grossista, possiede i gasdotti sotto la gestione del trasportatore;
  • Distributore, è il proprietario o il gestore delle reti locali per la distribuzione del gas;
  • Società di vendita, è il fornitore che si occupa della vendita al dettaglio presso i clienti finali.

Questa separazione ha realizzato una netta cesura tra i vari ruoli e una ripartizione secca tra coloro i quali gestiscono le reti del gas e i venditori finali, contribuendo a realizzare un modello più aperto e concorrenziale del sistema. Per esempio, lo stoccaggio è dato in concessione per vent’anni dallo Stato mentre, invece, l’immagazzinamento è sotto controllo di Stogit, sotto Gruppo Eni.

Distribuzione e vendita

La separazione tra le attività di distribuzione e fornitura è un elemento centrale del decreto Letta, così comegas_prodotto lo è stato per il decreto Bersani nel mercato dell’energia (qui un approfondimento sulla differenza tra distributori e fornitori). Precedentemente le due entità erano una cosa sola mentre, con il decreto, hanno separato le proprie attività. In questa maniera è il distributore a offrire il proprio servizio a quelli locali in modo che questi trasferiscano ai fornitori l’onere di vendere il prodotto all’utente. La vendita è, oggi, a disposizione solo per i soggetti in grado di avere accesso a sistemi di stoccaggio.

Tramite tali attività le tariffe hanno subito un cambio giustificato dalla divisione tra le quote del costo sostenuto dal fornitore più quella per i servizi offerti dai distributori. Questi prezzi sono comunque regolati dalla presenza dell’Autorità, in carica per garantire il corretto andamento del mercato e la libera e regolare concorrenza tra gli enti.

Gli attori del mercato

Precedentemente al decreto Letta la vera azienda protagonista del mercato del gas era la Snam, proprietà dell’Eni, a tutti gli effetti monopolista con una proprietà di quasi 97% di produzione, importazione e stoccaggio. Una piccola parte del mercato era invece di enti locali, quali i distributori (spesso sotto municipalizzate), che si occupavano di approviggionare i clienti finali.

Attualmente, invece, chiunque è libero di produrre, importare e vendere gas. La liberalizzazione – ancora in corso in un processo non del tutto terminato – ha quindi aperto il mercato a ulteriori player in concorrenza tra loro, consentendo agli utenti finali un’ampia selezione. Al contrario la gestione della rete – a differenza di quanto avvenuto nel mercato dell’energia – è rimasta quasi interamente sotto controllo di Snam che ha effettuato alcuni cambi societari di cui si parla in questo articolo.

Con il decreto Letta si è  avuto quindi un incremento dei fornitori di gas, permettendo l’ingresso nel mercato di nuovi attori e di più scelta per gli utenti. La possibilità di cambiare fornitura è infatti abbastanza semplice dato che non è necessario cambiare il contatore, non sono previsti interventi tecnici o interruzioni e né sono previsti costi aggiuntivi

Decreto Letta: la liberalizzazione del mercato del gas ultima modifica: 2018-11-22T10:30:00+00:00 da La Redazione

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