Il potenziale solare
L’Africa è uno dei continenti più soleggiati al mondo, con una radiazione solare media di circa 4 kWh/m²/giorno, rendendola ideale per lo sviluppo di un impianto fotovoltaico su larga scala.
Nel 2022, la capacità installata di energia solare in Africa era di circa 20 GW, con previsioni di rapido aumento nei prossimi anni, grazie soprattutto alla diffusione di fonti rinnovabili a costi sempre più competitivi.
Il Sahara, una miniera di sole
Il deserto del Sahara copre oltre 9 milioni di km² e riceve un’irradiazione che in alcune zone supera i 2.500 kWh/m² all’anno, valori più che doppi rispetto alla media dell’Europa centrale. Gli studi dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) stimano che, con le tecnologie fotovoltaiche e solari a concentrazione (CSP) attuali, sarebbe tecnicamente possibile produrre dal Sahara diverse volte il fabbisogno elettrico mondiale. Il progetto Desertec, lanciato nel 2009 da un consorzio di imprese europee, puntava proprio a questo: generare elettricità nel deserto nordafricano e trasportarla in Europa tramite cavi HVDC sottomarini. L’iniziativa originaria ha rallentato dopo il 2014, ma l’idea è tornata al centro del dibattito con il nuovo corso di Desertec 3.0, focalizzato sulla produzione di idrogeno verde da esportare.
Solare distribuito nell’Africa sub-sahariana
A sud del Sahara, il solare non serve soltanto a rifornire le grandi reti nazionali: è soprattutto uno strumento di elettrificazione capillare. Secondo la Banca Mondiale, circa 580 milioni di persone nell’Africa sub-sahariana non hanno ancora accesso all’elettricità e molte altre sono collegate a reti fragili e frequentemente interrotte. In questo contesto si moltiplicano soluzioni off-grid e ibride:
- solar home system, piccoli kit domestici con pannello, batteria e punti luce;
- mini-grid e microgrid di villaggio, spesso ibride solare-diesel, che servono qualche decina o centinaia di utenze;
- pompe solari per l’irrigazione e la potabilizzazione dell’acqua;
- sistemi pay-as-you-go che permettono di pagare l’energia con piccoli versamenti mobile;
- data center e torri telecom alimentati da impianti fotovoltaici dedicati.
Il potenziale eolico
L’Africa è un continente ventoso, con una velocità media del vento di circa 6 m/s.
- Grandi risorse eoliche in Nord Africa e nel Corno d’Africa;
- Progetti in sviluppo in Marocco, Egitto e Sudafrica;
- Benefici ambientali significativi;
- Sfide legate agli investimenti e alle infrastrutture;
- Programmi di sviluppo internazionali a supporto della crescita.
I parchi eolici simbolo del continente
Il parco eolico di Tarfaya, nel sud del Marocco, è uno dei più grandi dell’intero continente africano con una potenza installata di oltre 300 MW. Il Paese del Maghreb si è dato l’obiettivo di coprire oltre la metà della propria produzione elettrica con fonti rinnovabili entro il 2030 e punta a diventare un hub energetico per l’Europa meridionale. Anche l’Egitto si sta muovendo con decisione: il complesso del Golfo di Suez ospita alcuni dei più grandi parchi eolici africani, mentre in Kenya il Lake Turkana Wind Power, con 365 turbine, è diventato uno dei principali progetti di infrastruttura energetica dell’Africa orientale.
Verso l’eolico offshore e ibrido
Il rapporto IRENA «Renewable Energy Market Analysis: Africa and Its Regions» stima per l’Africa un potenziale eolico onshore superiore a 460.000 TWh all’anno e sottolinea come le coste atlantiche del Sudafrica, della Mauritania e del Senegal presentino condizioni eccellenti anche per l’eolico offshore. Parallelamente, alcuni progetti pilota combinano eolico, solare e batterie di accumulo per stabilizzare la produzione e ridurre il ricorso al diesel, spesso ancora utilizzato come back-up nelle reti isolate.
Il potenziale idroelettrico
L’Africa possiede un notevole potenziale idroelettrico grazie a fiumi, cascate e bacini idrici, ma solo una frazione di questo potenziale è stata sfruttata.
- Grandi fiumi come il Nilo, il Congo, il Niger e lo Zambesi;
- Cascate naturali di grande portata;
- Progetti in corso come Assuan, Akosombo e Inga;
- Sfide ambientali e sociali legate alla costruzione di dighe;
- Benefici socioeconomici per le comunità locali.
Il sogno del Grand Inga
Sul fiume Congo, nella Repubblica Democratica del Congo, è in discussione da decenni il progetto Grand Inga: un complesso idroelettrico che, a pieno regime, potrebbe raggiungere una potenza di oltre 40 GW, più del doppio della diga delle Tre Gole in Cina. Un’opera di questa scala potrebbe elettrificare vaste aree dell’Africa centrale e meridionale, ma pone questioni importanti in termini di finanziamento, impatto ambientale e governance, tanto che organizzazioni della società civile chiedono da tempo una valutazione molto prudente delle priorità di investimento.
Il ruolo del mini-idroelettrico
Accanto ai mega-progetti, anche il mini e micro-idroelettrico gioca un ruolo crescente, soprattutto nelle aree rurali di Paesi come Etiopia, Uganda, Ruanda e Tanzania. Piccoli impianti con potenze inferiori al megawatt alimentano mini-grid di villaggio, consentendo di elettrificare scuole, presidi sanitari e attività produttive senza dover attendere l’estensione della rete nazionale.
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Il potenziale geotermico
L’Africa ha un notevole potenziale geotermico dalla Rift Valley africana, sebbene l’utilizzo effettivo dell’energia geotermica in Africa è ancora relativamente limitato.
- Rift Valley Africana come principale zona geotermica;
- Risorse idrotermali e vulcani attivi;
- Progetti in sviluppo soprattutto in Kenya;
- Sfide tecniche e finanziarie;
- Vantaggi della continuità energetica rispetto ad altre fonti rinnovabili.
Il Kenya, leader geotermico africano
Il campo geotermico di Olkaria, nella Rift Valley keniana, è oggi il più grande complesso geotermico dell’Africa con una potenza installata che supera gli 800 MW e copre una quota significativa della domanda elettrica nazionale. A differenza del solare e dell’eolico, la geotermia garantisce una produzione stabile, 24 ore su 24, molto preziosa per stabilizzare le reti e ridurre l’uso di combustibili fossili nei picchi serali.
Altri Paesi lungo la Rift Valley
Anche Etiopia, Gibuti e Tanzania stanno esplorando bacini geotermici lungo la fascia vulcanica che attraversa il continente da nord a sud. L’Etiopia ha avviato il complesso di Corbetti e Tulu Moye con un potenziale teorico stimato in oltre 5 GW, mentre Gibuti punta a diventare il primo Paese africano al 100% rinnovabile grazie proprio alla risorsa geotermica del lago Assal. Questi progetti richiedono però capitali pazienti: la fase di esplorazione e perforazione è costosa e rischiosa e molti operatori chiedono strumenti pubblici di de-risking per rendere bancabili gli investimenti.
I vantaggi delle energie rinnovabili e le sfide
Le energie rinnovabili offrono numerosi vantaggi per il continente africano:
- Sicurezza energetica;
- Sostenibilità ambientale;
- Creazione di posti di lavoro.
Le sfide da affrontare includono:
- Costi tecnologici elevati;
- Infrastrutture insufficienti in alcuni paesi;
- Regolamentazione sfavorevole.
La sfida dell’accesso all’elettricità
Il nodo centrale della transizione energetica africana non è solo ambientale, ma profondamente sociale. I dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) e della Banca Mondiale convergono su una cifra: nel 2023 circa 580 milioni di persone nell’Africa sub-sahariana non avevano accesso ad alcuna forma di elettricità. A ciò si aggiungono centinaia di milioni di individui connessi a reti instabili, che subiscono interruzioni quotidiane. Per accelerare l’elettrificazione, la cosiddetta «Mission 300» – promossa da Banca Mondiale e Banca Africana di Sviluppo – mira a fornire un primo accesso elettrico a 300 milioni di africani entro il 2030, puntando in larga parte su soluzioni rinnovabili decentralizzate.
Investimenti green e rapporto IRENA
Secondo il rapporto IRENA dedicato all’Africa, il continente attrae ancora meno del 3% degli investimenti globali in energia pulita, nonostante ospiti oltre il 17% della popolazione mondiale. Per rovesciare questo squilibrio sono necessari strumenti finanziari innovativi: blended finance, garanzie pubbliche contro il rischio Paese, partenariati pubblico-privato e meccanismi di de-risking coordinati da istituzioni come la Banca Europea per gli Investimenti, la BAD e il Green Climate Fund. L’obiettivo è portare gli investimenti annui in rinnovabili africane da qualche decina a oltre 200 miliardi di dollari l’anno, volume stimato necessario per raggiungere gli obiettivi climatici e di accesso universale.
Cooperazione UE-Africa
La cooperazione fra Unione Europea e Unione Africana ha preso nuovo slancio con l’iniziativa «Global Gateway», che prevede fino a 150 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture sostenibili nel continente africano, con un’attenzione particolare a rinnovabili, idrogeno verde e interconnessioni elettriche. Paesi come Germania, Francia, Paesi Bassi e Italia hanno siglato accordi bilaterali per importare idrogeno verde, ammoniaca e derivati prodotti con elettricità solare ed eolica in Nord Africa e nella penisola arabica, con Marocco, Egitto e Mauritania in prima fila.
La relazione tra Mozambico e Italia
Il Mozambico rappresenta un caso emblematico del potenziale energetico africano. La visita della Presidente Meloni si inserisce nel contesto del Piano Mattei dell’Italia, che mira allo sviluppo delle infrastrutture energetiche rinnovabili come strumento per instaurare relazioni paritarie e mutuamente vantaggiose.
Il Piano Mattei e il ruolo di Eni
Il Piano Mattei, presentato dal governo italiano al summit Italia-Africa di gennaio 2024, individua nove Paesi pilota – fra cui Algeria, Egitto, Tunisia, Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya, Mozambico, Marocco e Repubblica del Congo – e alcune linee di intervento prioritarie: energia, agricoltura, salute, istruzione, formazione professionale e gestione dei flussi migratori. Sul fronte energetico il piano punta a rafforzare la filiera del gas di transizione, ma anche a sviluppare solare, eolico, idrogeno verde e biocarburanti avanzati in partnership con le controparti africane.
In questo quadro Eni gioca un ruolo di primo piano: presente in oltre dodici Paesi africani, la compagnia italiana combina produzione di gas naturale con progetti di energie rinnovabili tramite la controllata Plenitude, impianti solari in Algeria, Kenya e Sudafrica e iniziative legate ai biocarburanti prodotti da oli vegetali non alimentari coltivati in Kenya, Costa d’Avorio e Mozambico. L’obiettivo dichiarato è quello di una cooperazione «non predatoria», capace di valorizzare le risorse locali pur rispondendo anche agli obiettivi di sicurezza energetica dell’Italia e dell’Europa.
Il successo di questa nuova stagione di rinnovabili africane si misurerà su tre fronti: la rapidità con cui si riuscirà a colmare il gap di accesso all’elettricità, la capacità di attrarre investimenti green stabili e di lungo periodo e la solidità dei meccanismi di governance locale. Se questi tre pilastri troveranno un equilibrio, l’Africa potrà trasformarsi in uno dei principali protagonisti della transizione energetica globale, generando valore sia per le proprie popolazioni sia per i partner europei impegnati nel percorso verso la neutralità climatica.