Fotovoltaico e biodiversità, una convivenza possibile e auspicabile

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In materia di salvaguardia e conservazione del territorio e di risparmio energetico, ormai da tempo, hanno un ruolo fondamentale gli impianti di produzione di energie alternative, che sfruttano la forza del vento, lo scorrere dell’acqua, la luce del sole. Sono le cosiddette fonti di energia pulita, rinnovabili e inesauribili, sfruttabili per la produzione  di elettricità al posto di altre risorse inquinanti come petrolio, metano e altro.

La diffusione del fotovoltaico

Fra le forme di energia alternative più diffuse ed efficaci, c’è il fotovoltaico, impianto capace di generare energia elettrica, grazie all’assorbimento dell’irraggiamento luminoso del sole. I primi pannelli fotovoltaici sono apparsi per lo più sui tetti delle abitazioni private, soprattutto destinati alla produzione di acqua calda ad uso domestico. Con il passare del tempo sono invece diventati sempre più diffusi anche per la produzione energetica di grandi aziende, soprattutto agricole e per la fornitura di elettricità (ad integrazione di quella fornita dalle centrali elettriche “tradizinali”) a piccoli centri abitati.  Specialmente nei paesi del Nord Europa non è difficile vedere distese sterminate di pannelli solari, i cosiddetti “campi fotovoltaici” o “parchi solari”.

Ma per quanto ecologici e produttori di energie pulite, qual’è l’impatto di questi impianti sull’ambiente? E come riesce il fotovoltaico a convivere con le biodiversità degli ecosistemi su cui sono installati? Le scuole di pensiero al riguardo sono diverse. Qualcuno sostiene che il loro impatto sull’ambiente è soprattutto una sorta di “disturbo estetico” sul panorama, uno sfregio sul paesaggio naturale. Altri, come alcuni attivisti ambientali, fra cui l’associazione ecologista Keep the Planet (scopri di più seguendo il link), scavano più a fondo sulla questione, cercando di capire se le biodiversità coinvolte possono riceverne un danno.  Ad esempio, da ricerche scientifiche perpetrate nel Regno Unito, è stato provato che l’incremento dei parchi fotovoltaici in zone rurali ha coinciso con un declino della presenza di animali impollinatori, recando danno alle produzioni agricole e turbando la biodiversità dell’ambiente circostante.

Fotovoltaico e Biodiversità possono convivere?

È stato tuttavia scoperto anche che un’inversione di tendenza a questa défaillance è possibile, seguendo alcune raccomandazione nella installazione e nella gestione dell’impianto fotovoltaico.

  • Per garantire che la presenza e la sopravvivenza degli impollinatori nei parchi fotovoltaici e nelle loro prossimità, è necessario creare e mantenere nel corso delle stagioni un habitat naturale il più adeguato possibile per la loro riproduzione, la loro nidificazione,  lo sviluppo della loro specie.  Tutto questo è possibile, ad esempio, rimandando i lavori di falciatura e taglio solo a fine estate, in modo che gli insetti impollinatori possano sfruttare tutta la bella stagione per nutrirsi, riprodursi e crescere e svolgere il loro lavoro di impollinazione. Anche il pascolo di animali e il loro foraggiamento dovrebbe essere più controllato per evitare che vengano devastate le aree di vegetazione destinate agli impollinatori.
  • Per far svolgere al meglio la loro funzione, agli impollinatori si deve garantire una diversificazione di piante da fiore essenziali, seminando il terreno dove sorge l’impianto fotovoltaico con una miscela di diversi fiori e piante dove gli insetti potranno attingere e svolgere al meglio il loro compito. È stato provato che dall’impollinazione degli insetti, deriva il 35% della produzione globale delle colture agricole. La varietà di specie da impollinare arricchisce la natura con la creazione di nuove specie, e questo avviene proprio grazie all’opera di impollinazione degli insetti. La semina delle piante da fiore nei parchi fotovoltaici deve avvenire soprattutto lungo il perimetro esterno, più che intorno ai pannelli dove l’ombra di questi potrebbe non favorirne la crescita nel modo giusto.
  • Anche piantare siepi o piante alte intorno al parco solare aiuta la convivenza fra impianto fotovoltaico e animali impollinatori, mantenendo integra l’area erbosa all’interno, lontana da animali da pascolo e dal loro brucare la vegetazione bassa. Non solo, incrementare la vegetazione più folta lunga i margini accontenta anche i criteri previsti per la riduzione  dell’eccessivo impatto visivo e paesaggistico sulla zona.
  • Una raccomandazione essenziale per favorire la convivenza di impianti fotovoltaici  con gli ecosistemi e le biodiversità che lo circondano, è il mantenimento dei microclimi della zona dove viene impiantata la struttura fotovoltaica. Ciò è possibile rispettando il più possibile la varietà di vegetazione e delle coltivazioni già esistenti prima dell’installazione dei pannelli solari. Gli stessi lavori di impianto e poi di manutenzione del fotovoltaico dovranno essere il meno invasivo possibile per non squilibrare l’ecosistema circostante.
  • Ultimo ma non ultimo, è necessario ridurre al massimo, o eliminare del tutto ove possibile l’utilizzo di prodotti agro-chimici, raccomandazione valida non solo per favorire la convivenza fra fotovoltaico e biodiversità, ma anche in molti altri contesti.

Il fotovoltaico e la biodiversità del territorio che lo ospite è quindi possibile; deve essere, anzi,  auspicabile perché l’efficacia del primo e l’importanza del rispetto della seconda sono essenziali per un corretto comportamento per la salvaguardia del pianeta.

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