Mobilità sostenibile in Italia
In Italia il settore dei trasporti è responsabile del 49% delle emissioni inquinanti e la maggior parte delle polveri sottili disperse nell’atmosfera derivano dal traffico stradale. In un’epoca come quella che stiamo vivendo, il tema della mobilità sostenibile rappresenta una delle grandi sfide per ridurre sensibilmente il traffico. Migliorare la qualità dell’aria, prevenire il degrado urbano e tagliare i consumi energetici, abbandonando progressivamente i combustibili fossili. Per riuscirci è fondamentale integrare i diversi mezzi di trasporto pubblico, potenziare la rete delle piste ciclabili e promuovere tra i cittadini tutte quelle forme di condivisione dei veicoli (sharing mobility) che stanno facendo gradualmente il loro ingresso nelle nostre città. Qualsiasi cosa, insomma, purché si lasci a casa l’automobile.
La parola d’ordine oggi diviene “micro mobilità”. In città le e-bike e i monopattini elettrici si trovano ovunque con la possibilità di essere prenotati con pochi clic sullo smartphone. Oltre alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello sharing mobility, tra i molti finanziamenti green previsti dal governo grazie all’Ecobonus, vi è il bonus mobilità con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 e favorire la mobilità sostenibile, prevedendo rimborsi riguardo l’acquisto di nuove auto elettriche e la rottamazione.
I numeri del trasporto italiano
Il parco auto circolante in Italia conta oltre 40 milioni di vetture, con un’età media superiore ai 12 anni: un dato che spiega perché le emissioni restino elevate e perché gli incentivi alla rottamazione siano centrali in tutte le manovre dedicate alla transizione ecologica. Le grandi aree metropolitane come Milano, Roma, Torino e Napoli concentrano una quota rilevante del traffico quotidiano, con picchi di PM10 e PM2,5 che superano regolarmente le soglie fissate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Le Zone a Traffico Limitato (ZTL), le Aree B e C di Milano e le progressive restrizioni sui veicoli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 rappresentano oggi lo strumento principale con cui i Comuni cercano di disincentivare l’uso dell’auto privata nei centri storici, spingendo cittadini e pendolari verso il trasporto pubblico, la bicicletta e i servizi di sharing.
Perché conviene cambiare abitudini
Adottare una mobilità più sostenibile non significa solo ridurre le emissioni di anidride carbonica: comporta benefici concreti anche sul piano economico e sanitario. Tra i vantaggi più immediati figurano:
- riduzione della spesa per carburante grazie al minor costo chilometrico di elettrico e micromobilità;
- accesso libero alle ZTL e tariffe di sosta agevolate o gratuite per i veicoli a zero emissioni;
- meno rumore urbano, grazie alla silenziosità dei motori elettrici;
- minore esposizione agli inquinanti atmosferici responsabili di malattie respiratorie e cardiovascolari.
I principali trend della smart mobility
- Guida autonoma: per ora, il sistema di guida autonoma di Tesla denominato Autopilot è l’esempio più avanzato in questo senso, seguito da quello dell’azienda americana Waymo in collaborazione con FCA ed il sistema di auto a guida autonoma sviluppato da Google. La guida autonoma è un complesso sistema di telecamere, sensori, radar, connessione iperveloce, centraline e computer di bordo;
- Connessione 5G: l’utilizzo di dati cresce in maniera esponenziale e il 5G sembra l’unico modo che permetterà di far fronte alle richieste, con stime per il 2024 che parlano di un incremento del traffico mobile pari a 63 volte quello registrato nel 2013 (ovvero 136 Mld di Gigabytes). Entro 5 anni un quarto di tutti questi dati viaggeranno esclusivamente tramite le reti 5G, a supporto ci saranno comunque gli attuali network che resteranno operativi;
- Auto elettrica: la transizione è in atto, anche dal punto di vista delle infrastrutture con la mobilità elettrica Enel X che sta registrando un’accelerata grazie anche ai nuovi incentivi statali che si sommano agli “Ecobonus” decisi in un momento nel quale, soprattutto in Europa, sono sempre più ferree le normative sulle emissioni delle auto a combustione interna.
BEV e PHEV: due tecnologie complementari
Quando si parla di auto elettriche è importante distinguere tra due grandi famiglie. Le BEV (Battery Electric Vehicle) sono veicoli completamente elettrici, alimentati esclusivamente da una batteria ricaricabile: non hanno motore termico, non producono emissioni allo scarico e offrono autonomie che oggi superano agevolmente i 400 km nei modelli di segmento C e D. Le PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicle) combinano invece un motore endotermico tradizionale con un motore elettrico e una batteria ricaricabile dalla rete, consentendo di percorrere tipicamente 50-80 km in modalità puramente elettrica prima di passare al benzina o diesel.
La scelta tra le due tecnologie dipende dal profilo d’uso: le BEV sono ideali per chi percorre tragitti urbani e interurbani e ha la possibilità di ricaricare a casa o al lavoro, mentre le PHEV rappresentano un ponte per chi affronta con regolarità lunghi viaggi autostradali e non vuole rinunciare alla flessibilità del motore termico. Entrambe le categorie accedono agli incentivi statali previsti dall’Ecobonus, sebbene con importi e soglie di emissione differenti.
Sfide future
A partire dal 2025, il regolamento (UE) 2019/631 introduce nuove sfide riguardanti le emissioni di CO2 nell’Unione Europea. Si prevede una diminuzione del 15% entro il 2025 per auto e furgoni, seguita da obiettivi più ambiziosi entro il 2030, con una riduzione del 50% per i furgoni e del 55% per le auto rispetto al livello del 2021. Il regolamento stabilisce anche che le nuove auto e furgoni dovranno avere emissioni a zero CO2 entro il 2035.
Questi traguardi richiederanno un notevole aumento della presenza di veicoli elettrici sulle strade. L’adozione di auto elettriche, comprese le varianti a batteria (BEV) e ibride plug-in (PHEV), sta gradualmente crescendo nel mercato dell’UE. Da soli 600 nuove immatricolazioni nel 2010, si è passati a circa 1,74 milioni nel 2021, rappresentando il 18% delle nuove immatricolazioni. Nel 2022, questa percentuale è aumentata fino a quasi il 22%, segnalando una costante adozione di veicoli elettrici.
Lo stop alla vendita di nuove auto a motore endotermico dal 2035 rappresenta il punto di svolta più discusso dell’intero pacchetto “Fit for 55”: la misura non impone la rottamazione delle auto a benzina e diesel già circolanti, ma blocca l’immissione sul mercato di nuovi veicoli ICE (Internal Combustion Engine). Nei prossimi dieci anni, case automobilistiche, concessionari e officine dovranno quindi riconvertire profondamente modelli di business e competenze tecniche, mentre Stati membri e Comuni saranno chiamati a potenziare le infrastrutture di ricarica.
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La rete di ricarica in Italia
Una mobilità elettrica di massa è possibile soltanto in presenza di una rete di ricarica capillare, affidabile e interoperabile. In Italia il numero di punti di ricarica pubblici ha superato da tempo quota 50.000, distribuiti tra aree urbane, hub autostradali e parcheggi di centri commerciali e supermercati. La maggior parte delle colonnine è in corrente alternata con potenze tra 7 e 22 kW, ma cresce rapidamente anche la quota di stazioni in corrente continua (DC) con potenze da 50 kW fino a 350 kW.
I principali operatori
Il mercato italiano della ricarica pubblica è presidiato da alcuni grandi operatori che stanno investendo fortemente nell’espansione della rete:
- Enel X Way, la rete più estesa sul territorio nazionale, con colonnine AC da 22 kW e hub HPC (High Power Charging) lungo le principali direttrici autostradali;
- Be Charge, controllata da Plenitude (Gruppo Eni), con una capillare copertura urbana e stazioni fast e ultra-fast in rapida crescita;
- Plenitude + Be Charge, che integra l’offerta di energia verde con tariffe dedicate ai clienti luce e gas che dispongono di un veicolo elettrico;
- Tesla Supercharger, storicamente riservato alla flotta Tesla e oggi progressivamente aperto anche alle altre marche dotate di connettore CCS;
- Ionity, Free To X, A2A e Repower, con una presenza mirata soprattutto lungo autostrade e grandi assi extraurbani.
Wallbox domestica e detrazione al 50%
Oltre il 70% delle ricariche di un’auto elettrica avviene a casa o sul posto di lavoro, durante le ore di sosta: per questo la wallbox domestica è il vero protagonista della transizione. Si tratta di un dispositivo installato in box, garage o posto auto condominiale, capace di erogare potenze tipicamente comprese tra 3,7 e 22 kW, con sistemi di bilanciamento del carico che evitano di superare la potenza disponibile al contatore. L’installazione è coperta dalla detrazione fiscale del 50% prevista dal bonus ristrutturazioni, a cui si aggiungono i contributi dedicati alle colonnine condominiali.
Abbinare la wallbox a un impianto fotovoltaico e, quando possibile, a un sistema di accumulatori per il fotovoltaico domestico permette di ricaricare l’auto con energia autoprodotta, abbattendo drasticamente il costo chilometrico e massimizzando l’autoconsumo. Molti fornitori di energia elettrica propongono inoltre tariffe dedicate ai veicoli elettrici, con fasce notturne a prezzo ridotto e bundle che includono la fornitura domestica e la ricarica pubblica sulla stessa bolletta.
Ecobonus, sharing e nuove forme di mobilità
La transizione verso una mobilità a basse emissioni è sostenuta da un insieme articolato di incentivi pubblici e di servizi innovativi che trasformano il modo stesso di concepire lo spostamento urbano. L’Ecobonus auto prevede contributi fino a 13.750 euro per l’acquisto di veicoli a zero emissioni (0-20 g/km di CO2) con rottamazione di un’auto fino a Euro 5, e importi ridotti ma significativi per le ibride plug-in (21-60 g/km). Il meccanismo si affianca al bonus mobilità, al bonus colonnine e alle agevolazioni regionali e comunali che possono cumularsi nei limiti di legge.
Car sharing e ride hailing
Il car sharing sta riscrivendo il concetto di proprietà dell’auto: con servizi come Enjoy, Share Now, Corrente e i servizi in station-based, è possibile utilizzare un veicolo solo per il tempo strettamente necessario, pagando al minuto o al chilometro. Cresce inoltre il ride hailing (Uber, FreeNow) e la diffusione di flotte aziendali elettrificate, che riducono i costi operativi grazie al minor consumo e alla minore manutenzione rispetto ai motori termici.
Micromobilità: monopattini ed e-bike
Monopattini elettrici, biciclette a pedalata assistita e scooter in sharing completano il quadro della mobilità urbana di nuova generazione. Queste soluzioni coprono in modo efficiente il cosiddetto “ultimo miglio”, ovvero il tratto che separa la fermata del trasporto pubblico dalla destinazione finale, e riducono la dipendenza dall’automobile per tragitti brevi. Per utilizzarli in sicurezza è utile ricordare alcune regole di base:
- rispettare il limite di velocità di 20 km/h in strada e 6 km/h nelle aree pedonali;
- indossare il casco, obbligatorio per i minorenni e fortemente raccomandato anche per gli adulti;
- usare le piste ciclabili ove presenti e non circolare sui marciapiedi;
- verificare l’assicurazione di responsabilità civile, obbligatoria per i monopattini a noleggio.
L’idrogeno e la mobilità pesante
Se la mobilità leggera si sta indirizzando con decisione verso il full electric, per il trasporto pesante (camion, autobus a lungo raggio, treni su linee non elettrificate) e per alcuni segmenti industriali l’idrogeno verde rappresenta una tecnologia complementare particolarmente promettente. Le celle a combustibile (fuel cell) consentono autonomie elevate e tempi di rifornimento paragonabili a quelli dei veicoli diesel, senza emissioni allo scarico se non vapore acqueo. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) destina risorse importanti alla produzione di idrogeno verde da fonti rinnovabili e alla realizzazione di stazioni di rifornimento lungo i principali corridoi europei.
In sintesi, il futuro della mobilità sarà necessariamente multimodale e integrato: auto elettriche a batteria per la città e le medie percorrenze, ibride plug-in come tecnologia di transizione, idrogeno per la logistica pesante, car sharing e micromobilità per il tessuto urbano, ferrovia e trasporto pubblico rinforzato come spina dorsale. Per famiglie e imprese, il passaggio richiede scelte ponderate sui consumi, sui contratti di fornitura elettrica e sulle infrastrutture di ricarica, ma apre anche un’occasione concreta di risparmio economico e di contributo reale alla lotta ai cambiamenti climatici.