Case in legno in Italia: i dati
Nel 2017 le case in legno hanno rappresentato il 7% delle nuove abitazioni costruite in Italia: 3.200 nuovi edifici su tutto il territorio nazionale. L’Italia si trova al quarto posto tra i Paesi europei per la produzione di casette prefabbricate in legno. Gli edifici prefabbricati in legno rappresentano il futuro dell’edilizia italiana.
La costante crescita dell’edilizia in legno si deve a risparmio economico, maggior comfort abitativo e voglia di sostenibilità ambientale.
Case in legno: caratteristiche principali
Le case in legno necessitano di fondazioni a platea in calcestruzzo o cemento. Gli elementi principali come pareti, solai e pilastri vengono prodotti in azienda e trasportati assemblati. Il legno è una risorsa rinnovabile che favorisce la sostenibilità ambientale. Il legno utilizzato proviene da foreste certificate PEFC. Secondo il Politecnico di Milano, utilizzando il legno si sono risparmiate 100 tonnellate di anidride carbonica.
Concessioni edilizie e normative
Le case in legno necessitano delle stesse autorizzazioni e concessioni edilizie delle costruzioni tradizionali. Bisogna verificare il piano regolatore e particolareggiato del Comune. È impossibile costruire senza permessi edilizi. Bisogna prestare attenzione ai vincoli idrogeologici, paesaggistici e architettonici.
Incentivi fiscali per le case in legno
Nel 2017 UBI Banca ha introdotto incentivi per agevolare l’acquisto di case in legno. Sono stati prorogati Ecobonus e Sismabonus. Gli interventi devono portare miglioramento certificabile dell’efficienza energetica o diminuzione del rischio sismico. Nelle regioni montane esistono vantaggi fiscali per chi costruisce casette prefabbricate.
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Perché il settore costruzioni deve cambiare
Il comparto edilizio, considerato nel suo insieme, è responsabile di circa il 37-40% delle emissioni globali di anidride carbonica e di oltre il 30% del consumo finale di energia, secondo i dati pubblicati dall’UNEP (United Nations Environment Programme) e dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. Una fetta consistente di questo impatto deriva dalla produzione di cemento, acciaio e laterizi, oltre che dai consumi degli edifici esistenti per riscaldamento, raffrescamento e illuminazione. Ridurre questa impronta è diventato uno degli obiettivi cardine della transizione ecologica e, di conseguenza, un motore di innovazione per tutto il settore delle costruzioni italiane.
In Italia il patrimonio immobiliare è tra i più vetusti d’Europa: oltre il 60% degli edifici residenziali è stato costruito prima del 1976, anno della prima legge nazionale sul risparmio energetico. Questo significa che la vera sfida non riguarda solo le nuove costruzioni, ma soprattutto la riqualificazione profonda del costruito esistente, con interventi che combinano isolamento dell’involucro, sostituzione degli impianti termici e installazione di fonti rinnovabili.
Gli edifici NZEB: il nuovo standard minimo
Dal 1° gennaio 2021, tutti i nuovi edifici costruiti in Italia (pubblici e privati) devono rispettare lo standard NZEB (Nearly Zero Energy Building), ovvero edifici a energia quasi zero. Un NZEB è un edificio ad altissima prestazione energetica, il cui fabbisogno molto basso viene coperto in misura significativa da fonti rinnovabili prodotte in loco. Le caratteristiche essenziali includono:
- Involucro altamente isolato, con trasmittanze termiche molto basse per pareti, tetti e serramenti ;
- Ponti termici ridotti al minimo grazie a una progettazione attenta dei nodi costruttivi ;
- Impianti ad alta efficienza, spesso basati su pompe di calore elettriche collegate a impianti fotovoltaici ;
- Ventilazione meccanica controllata con recupero di calore, per garantire comfort e qualità dell’aria ;
- Copertura di almeno il 50-60% dei consumi primari tramite fonti rinnovabili prodotte sul posto.
La Direttiva UE Case Green del 2024
Nel 2024 l’Unione Europea ha approvato la revisione della direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), meglio conosciuta come Direttiva Case Green. Il testo fissa obiettivi ambiziosi per l’intero parco immobiliare europeo: riduzione del 16% del consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, con eliminazione progressiva delle caldaie alimentate esclusivamente a combustibili fossili entro il 2040. A partire dal 2028 tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero e dal 2030 questo obbligo sarà esteso a tutte le nuove costruzioni. Per l’Italia si tratta di una sfida enorme, che richiederà un piano di ristrutturazione pluriennale e ingenti investimenti pubblici e privati.
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Innovazione in cantiere: BIM, off-site e CAM Ministeriali
Oltre ai materiali, a cambiare è anche il modo di progettare e costruire. La digitalizzazione e l’industrializzazione dei processi stanno rivoluzionando il cantiere tradizionale, con effetti diretti su qualità, tempi di consegna, costi e sicurezza dei lavoratori. Tre fattori stanno accelerando questa transizione in Italia: il BIM, l’edilizia off-site e i Criteri Ambientali Minimi previsti dagli appalti pubblici.
BIM: la progettazione diventa digitale
Il BIM (Building Information Modeling) è una metodologia di progettazione basata su modelli digitali tridimensionali che contengono non solo la geometria dell’edificio, ma anche tutte le informazioni relative a materiali, costi, tempi di esecuzione e prestazioni energetiche. In Italia il Decreto Ministeriale 560/2017, aggiornato dal DM 312/2021, ha introdotto l’obbligo graduale del BIM negli appalti pubblici: dal 2025 è richiesto per tutte le opere di importo superiore a 1 milione di euro. I benefici sono concreti: riduzione degli errori di progetto, migliore coordinamento tra discipline, simulazioni energetiche più accurate e gestione dell’edificio semplificata lungo tutto il suo ciclo di vita.
Edilizia industrializzata off-site
La costruzione off-site consiste nel produrre in stabilimento i componenti dell’edificio (pareti, solai, moduli tridimensionali, bagni prefabbricati) per poi assemblarli rapidamente in cantiere. Questo approccio, già largamente diffuso nei Paesi del Nord Europa, sta conquistando anche il mercato italiano grazie ad alcuni vantaggi difficilmente replicabili con il metodo tradizionale:
- Riduzione dei tempi di consegna fino al 40-50% ;
- Maggiore precisione costruttiva grazie al controllo qualità in stabilimento ;
- Diminuzione drastica dei rifiuti di cantiere e delle emissioni logistiche ;
- Cantieri più sicuri, con meno lavorazioni in quota ;
- Costi più prevedibili e meno esposti a varianti in corso d’opera.
I CAM Ministeriali: la sostenibilità obbligatoria
I CAM (Criteri Ambientali Minimi) sono requisiti ambientali definiti dal Ministero dell’Ambiente che devono obbligatoriamente essere inseriti nei bandi di gara per la progettazione e realizzazione di opere pubbliche. In ambito edilizio i CAM impongono l’uso di materiali riciclati o riciclabili, prodotti a basso contenuto di sostanze inquinanti, legname certificato FSC o PEFC, calcestruzzi con aggregati di recupero e sistemi impiantistici ad alta efficienza. Di fatto, i CAM hanno trasformato la sostenibilità da scelta volontaria a obbligo normativo per l’intero mercato degli appalti pubblici.
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Bioedilizia, CasaClima e tecnologia X-Lam
Il concetto di bioedilizia si è progressivamente consolidato nel panorama italiano, non più come nicchia ideologica ma come vera e propria filiera produttiva. La bioedilizia integra materiali naturali, tecniche a basso impatto ambientale e un approccio olistico alla salute degli abitanti, puntando sull’utilizzo di legno, paglia, canapa, sughero, lana di pecora, fibra di cellulosa e argilla espansa. L’obiettivo è realizzare edifici che rispettino l’ecosistema durante l’intero ciclo di vita, dalla produzione dei materiali allo smaltimento a fine uso.
Il protocollo CasaClima
Sviluppato dall’Agenzia CasaClima della Provincia Autonoma di Bolzano, il protocollo CasaClima è oggi uno dei sistemi di certificazione energetica più rigorosi in Italia. Attribuisce classi di merito (Gold, A, B) in base al fabbisogno di energia primaria per metro quadro all’anno: una CasaClima Gold consuma meno di 10 kWh/m² all’anno, contro i 150-200 kWh/m² di un edificio tradizionale non coibentato. Il protocollo non si limita alla prestazione energetica, ma certifica anche la qualità dell’aria interna, l’uso di materiali ecologici e il comfort abitativo complessivo.
Costruzioni in legno X-Lam
La tecnologia X-Lam (Cross Laminated Timber, o pannelli di legno a strati incrociati) è la vera rivoluzione del decennio in ambito edilizio. Si tratta di pannelli massicci composti da strati di tavole di legno incollate a strati ortogonali, in grado di sostituire cemento e acciaio in edifici anche di notevoli dimensioni. In Italia l’X-Lam è stato utilizzato per condomini fino a 7-8 piani, scuole, asili nido e uffici, con prestazioni eccellenti in termini sismici (il legno, essendo leggero ed elastico, si comporta molto bene in caso di terremoto). Costruire in X-Lam significa ridurre il peso strutturale di circa il 60% rispetto a una costruzione tradizionale, velocizzare i tempi di cantiere e immagazzinare nel fabbricato stesso importanti quantità di CO₂ organica.
PNRR, Superbonus e il mercato immobiliare nel 2024
Gli ultimi anni sono stati segnati da una stagione di incentivi pubblici senza precedenti, con effetti contrastanti sul settore. Il Superbonus 110% (introdotto nel 2020 e progressivamente ridotto fino al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025) ha movimentato oltre 120 miliardi di euro di lavori edilizi secondo i dati ENEA, spingendo la riqualificazione energetica di circa 500.000 unità immobiliari. Al tempo stesso ha generato tensioni sui prezzi delle materie prime, speculazioni sul credito d’imposta e un impatto rilevante sulla finanza pubblica, che ha portato il Governo a rimodulare più volte lo strumento.
Il PNRR e le case del futuro
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina oltre 15 miliardi di euro alla Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica), con interventi concentrati sull’efficienza energetica degli edifici residenziali pubblici, sulla riqualificazione dell’edilizia scolastica e sulla rigenerazione urbana delle periferie. Particolare attenzione viene dedicata all’edilizia residenziale pubblica (case popolari) attraverso il Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PINQuA), che finanzia progetti di rigenerazione urbana sostenibile con obiettivi stringenti in termini di emissioni evitate e qualità ambientale.
Il raffreddamento del mercato immobiliare nel 2024
Dopo anni di forte dinamismo, il 2024 ha segnato un rallentamento significativo del mercato immobiliare italiano. Secondo i dati dell’Osservatorio OMI dell’Agenzia delle Entrate, le compravendite residenziali sono calate di circa il 9% rispetto al 2023, mentre il costo dei mutui ha toccato massimi pluriennali a causa del rialzo dei tassi BCE. Parallelamente, è diminuita la domanda di nuove costruzioni tradizionali ma è cresciuta quella di immobili ad alta efficienza energetica: gli edifici di classe A e B si vendono in media in tempi più brevi e con un premio di prezzo del 15-25% rispetto alle classi energetiche inferiori. Si conferma una tendenza di fondo: il valore immobiliare è sempre più legato alle prestazioni ambientali dell’edificio, così come la possibilità di risparmiare in bolletta scegliendo un’abitazione efficiente.