Nelle strutture più vecchie e con impianti elettrici datati è piuttosto frequente che il salvavita scatti e la luce e l’elettricità saltino. Oltre ad essere frequente è un contrattempo piuttosto fastidioso, soprattutto se siamo connessi ad Internet o stiamo lavorando al PC e perdiamo le informazioni che abbiamo appena elaborato. È ancora più fastidioso se questa interruzione crea un danno ad un apparato elettronico o ad un elettrodomestico.
Essendo un meccanismo di protezione, occorre ricordare di provarlo regolarmente per essere sicuri che funzioni correttamente. Come farlo? È molto semplice: occorre premere il pulsante pensato proprio per testarlo e contrassegnato da una lettera T: quando lo premiamo la corrente deve staccarsi immediatamente.
Il parere degli esperti
Il consiglio di esperti è quello di testarlo a cadenza mensile, o comunque ricordarsi di farlo ogni volta che ci si allontana da casa per lunghi periodi, ad esempio quando si va in ferie o per altre motivazioni che ci portano per molto tempo lontano da casa. La norma tecnica di riferimento, la CEI 64-8, raccomanda esplicitamente una verifica periodica del pulsante di test e stabilisce i criteri costruttivi degli impianti elettrici utilizzatori a bassa tensione nelle abitazioni.
Ma, al di là dei test, perché accade che gli interruttori differenziali saltano?
Il primo motivo, solitamente quello più frequente, è riconducibili all’età del differenziale, più anni ha e più è facile che la sua struttura non risponde più alla perfezione. I componenti elettromeccanici interni, come il toroide di rilevamento e la molla di sgancio, tendono a perdere precisione col passare del tempo e possono far intervenire il dispositivo anche in assenza di un guasto reale.
Un secondo motivo è collegato strettamente al primo, ovvero parliamo sempre di deterioramento, ma questa volta dell’intero impianto elettrico; se l’impianto, cavi scatole di derivazione ecc., ha molti anni di vita, è probabile che al suo interno ci sia qualche segno di usura che provoca continui sbalzi di tensione, provocando in modo costante anche l’interruzione di corrente nel differenziale finale.
Una breve considerazione per quanto riguarda gli impianti datati. In molte case degli anni 70 o 80 ancora si trovano impianti di vecchia concezione, ovvero non sfilabili e con i cavi murati direttamente a parete, questa tipologia di impianto andrebbe rinnovata perché la normale usura dei cavi potrebbe dar origine a piccole scintille di elettricità, e in molti casi, impianti così datati hanno dato origine a incendi incontrollati estremamente dolorosi. In questi casi è consigliabile rivolgersi a un professionista abilitato che, al termine dei lavori, rilasci la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/2008, il decreto ministeriale che disciplina l’installazione degli impianti all’interno degli edifici.
Che cos’è davvero il salvavita e come funziona
Dal punto di vista tecnico il salvavita è un interruttore differenziale: confronta in ogni istante la corrente che entra nel circuito con quella che ne esce. In condizioni normali i due valori sono identici; se una parte della corrente «si disperde» verso terra, attraverso un guasto o attraverso il corpo di una persona, il differenziale rileva lo squilibrio e apre il circuito in pochi millisecondi, prima che la scossa diventi pericolosa per il cuore.
La sensibilità a 30 mA
Il salvavita domestico tipico ha una sensibilità di 30 mA: significa che interviene non appena la corrente dispersa supera i 30 milliampere, un valore considerato il limite di sicurezza per l’essere umano. Differenziali con soglia più bassa (10 mA) si usano in ambienti molto umidi come laboratori medicali o vasche idromassaggio, mentre soglie più alte (100, 300 o 500 mA) sono destinate soltanto alla protezione contro gli incendi e non alle persone.
Le classi AC, A e F
Non tutti i differenziali sono uguali. La classe AC è la più vecchia e riconosce soltanto le dispersioni a corrente alternata sinusoidale: oggi è considerata insufficiente per le case moderne piene di elettronica. La classe A rileva anche le dispersioni pulsanti unidirezionali, tipiche degli apparecchi con alimentatori switching, lavatrici moderne, inverter dei climatizzatori e piani a induzione. La classe F, più recente, è in grado di rilevare anche correnti ad alta frequenza prodotte da inverter e variatori di velocità: è la scelta consigliata per cucine di ultima generazione e colonnine di ricarica domestiche, sempre più diffuse nelle abitazioni dotate di contatore elettronico di seconda generazione.
Magnetotermico e differenziale: due cose diverse
Nel quadro elettrico spesso convivono due dispositivi che vengono confusi tra loro. Il magnetotermico protegge i conduttori da sovraccarico e cortocircuito: interviene quando la corrente supera la portata del cavo, evitando che quest’ultimo si surriscaldi. Se gli scatti per sovraccarico sono frequenti, può essere utile valutare anche la potenza impegnata e, se necessario, diminuire la potenza del contatore per riequilibrare i consumi domestici; per orientarsi tra livelli di potenza, letture e gestione dell’utenza è utile consultare la guida al contatore della luce. Il differenziale, invece, protegge le persone dalle dispersioni verso terra. Nelle abitazioni moderne si utilizza spesso un dispositivo combinato, detto magnetotermico differenziale o «MTD», che riunisce le due funzioni in un unico blocco e rappresenta la soluzione più completa.
Perché il salvavita scatta: i motivi principali
5 motivi per cui scatta il salvavita
In ogni caso, potremmo riassumere brevemente i per cui un salvavita scatta con le cinque ragioni elencate di seguito:
- Malfunzionamento del salvavita anche a causa della sua età di installazione;
- Malfunzionamento dell’impianto elettrico anche a causa della sua età di installazione;
- Presenza di un sovraccarico;
- Contatto tra due conduttori;
- Un dispositivo collegato all’impianto elettrico non è isolato adeguatamente.
Altri fattori che provocano lo scatto
Oltre ai cinque motivi appena visti, esistono alcune cause meno evidenti ma altrettanto frequenti. L’umidità all’interno delle scatole di derivazione esterne, ad esempio dopo un temporale, abbassa l’isolamento dei conduttori e crea microdispersioni sufficienti a far scattare un salvavita da 30 mA. Anche le resistenze di scaldabagni, forni e lavastoviglie, invecchiando, iniziano a disperdere verso la massa metallica dell’apparecchio: sono tra i guasti più comuni e per individuarli basta scollegare gli elettrodomestici uno alla volta e osservare quando l’impianto resta stabile. Conoscere l’assorbimento dei propri elettrodomestici aiuta inoltre a riconoscere subito quali apparecchi sollecitano di più l’impianto e a distribuirli su circuiti diversi.
Fulmini, sovratensioni e protezione SPD
Un capitolo a parte riguarda le sovratensioni di origine atmosferica. Un fulmine che colpisce la linea elettrica a qualche chilometro di distanza produce un’onda di tensione che può bruciare istantaneamente televisori, router, caldaie e piastre a induzione. Per questo la norma CEI 64-8 prevede, nelle nuove installazioni, l’uso di scaricatori di sovratensione detti SPD (Surge Protective Devices), installati nel quadro generale. Gli SPD deviano verso terra il picco di tensione e proteggono a valle sia il differenziale sia tutti gli apparecchi collegati.
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Cosa fare quando scatta il salvavita
Come comportarsi in questi casi?
La primissima cosa da fare, come abbiamo detto in precedenza è assicurarsi che non ci sia la presenza di scintille in nessuna parte dell’impianto o che non ci sia odore di fumo all’interno dell’abitazione. Una volta che abbiamo eliminato questo dubbio, possiamo provare a riarmare noi stessi il differenziale, prima però sarebbe bene togliere dalle prese la totalità degli elettrodomestici che abbiamo collegato e successivamente ricollegarli uno per uno, questo potrebbe aiutarci a capire dove è avvenuto il corto circuito. Se tutto questo non funziona allora è necessario contattare una ditta un elettricista esperto che ti aiuterà a risolvere al meglio ciascun problema.
È molto probabile che l’elettricista lo verificherà con un apposito strumento in sua dotazione. Se verifica che il differenziale non funziona correttamente lo cambierà con uno nuovo che presenti caratteristiche similari, o si preoccuperà di capire dove è avvenuto il guasto all’interno dell’impianto elettrico provvedendo a sostituire l’elemento danneggiato.
Il test mensile, passo per passo
Il test con il tasto T è l’unica manutenzione che l’utente finale può e deve eseguire da solo. Il procedimento corretto prevede alcuni accorgimenti che vanno rispettati con attenzione per non rischiare di danneggiare apparecchi sensibili durante l’interruzione di corrente.
- Avvisare chi è in casa che la corrente si interromperà per qualche secondo;
- Spegnere computer, console e apparecchi sensibili prima di eseguire il test;
- Premere con decisione il tasto T sul frontale del differenziale;
- Verificare che la levetta scatti in posizione «O» e che la corrente si interrompa;
- Riarmare il differenziale spingendo la leva verso l’alto e annotare la data della prova sul quadro.
Quando è il momento di chiamare un tecnico abilitato
Se il differenziale non scatta quando si preme il tasto T, oppure se scatta ma non si lascia più riarmare, il dispositivo va sostituito senza rimandare. Lo stesso vale se gli scatti si ripetono più volte al giorno senza una causa evidente: in questi casi il problema è quasi sempre in un circuito o in un apparecchio collegato e soltanto un elettricista, con pinza amperometrica e tester di isolamento, può misurare la reale corrente di dispersione di ogni linea. Al termine dell’intervento deve essere rilasciata la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/2008, documento che attesta la sicurezza dell’impianto e che viene richiesto anche in caso di vendita o affitto dell’immobile.
Un impianto moderno, dotato di differenziale di classe A o F con sensibilità a 30 mA, magnetotermico correttamente dimensionato e scaricatori SPD, è la migliore assicurazione sia per la sicurezza delle persone sia per la durata degli elettrodomestici. Investire qualche centinaio di euro in un adeguamento del quadro elettrico, oltre a mettere in regola la casa con le norme vigenti, evita la maggior parte di quei piccoli e grandi fastidi che tutti conosciamo quando, senza preavviso, la luce salta nel momento meno opportuno. Per chi desidera anche ottimizzare la spesa energetica, è utile abbinare l’adeguamento dell’impianto a una valutazione delle proprie tariffe, scoprendo come risparmiare in bolletta con l’offerta più adatta al proprio profilo di consumo. Un buon punto di partenza è il confronto tra le offerte luce e gas, che permette di mettere a fianco prezzi del kWh, quote fisse e condizioni dei diversi fornitori.
Domande frequenti sul salvavita
Che differenza c'è tra salvavita e magnetotermico?
Il salvavita (interruttore differenziale) protegge le persone: confronta la corrente entrante e uscente dal circuito e, se rileva una dispersione verso terra superiore alla sua soglia (tipicamente 30 mA), apre il circuito in pochi millisecondi. Il magnetotermico protegge invece i cavi da sovraccarico e cortocircuito, intervenendo quando la corrente supera la portata del conduttore. Nelle case moderne si usa spesso un dispositivo combinato (magnetotermico differenziale o «MTD») che riunisce le due funzioni.
Perché il salvavita continua a scattare?
Le cause più frequenti sono: un elettrodomestico guasto che disperde verso la propria massa metallica (scaldabagno, forno, lavastoviglie con resistenza deteriorata), l'umidità nelle scatole di derivazione dopo un temporale, un sovraccarico dovuto a troppi apparecchi accesi insieme, oppure l'invecchiamento del differenziale stesso o dell'impianto. Per isolare la causa, scollega tutti gli elettrodomestici e ricollegali uno alla volta osservando quando l'impianto torna stabile.
Come si fa il test del salvavita con il tasto T?
È l'unica manutenzione che puoi eseguire da solo, idealmente una volta al mese. Avvisa chi è in casa, spegni computer e apparecchi sensibili, poi premi con decisione il tasto T sul frontale del differenziale: la levetta deve scattare in posizione «O» e la corrente interrompersi immediatamente. Riarma quindi la leva verso l'alto. Se premendo il tasto T il salvavita non scatta, il dispositivo non protegge più e va sostituito.
Quando va sostituito il salvavita?
Il differenziale va sostituito senza rimandare se non scatta più quando premi il tasto T, se scatta ma non si lascia riarmare, o se gli scatti si ripetono più volte al giorno senza una causa evidente. La sostituzione va affidata a un elettricista abilitato, che al termine dell'intervento rilascia la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/2008. Negli impianti datati è spesso consigliabile passare a un differenziale di classe A o F a 30 mA, più adatto agli apparecchi elettronici moderni.