Cos’è lo spread?
Lo spread è un termine inglese che letteralmente significa «divario». Nello specifico, rappresenta la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani a 10 anni (BTP) e quelli tedeschi a 10 anni (Bund). L’economia tedesca funge da punto di riferimento per la stabilità della zona euro.
Questo confronto è importante perché i titoli di Stato riflettono la fiducia degli investitori: spread più elevati segnalano un maggiore rischio di investimento e potenziali preoccupazioni sull’insolvenza.
Il valore si esprime in «punti base» (1 punto base = 0,01%): uno spread di 200 punti significa che lo Stato italiano paga il 2% in più rispetto alla Germania per finanziarsi sui mercati. Più alto è lo spread, più cari diventano i debiti sovrani e, a cascata, il credito a imprese e famiglie.
Quali sono gli effetti del rialzo dello spread?
L’aumento dello spread segnala un maggiore rischio di investimento, rendendo più difficile per il Paese essere facilmente solvente. Gli effetti includono:
- le imprese incontrano difficoltà nell’accesso al credito; tassi di interesse più elevati riducono vendite e assunzioni;
- i tassi di mutui e prestiti aumentano, sia per i finanziamenti a tasso variabile che per quelli futuri.
Lo spread riflette l’incertezza economica derivante da politiche interne e circostanze esterne, comprese le tensioni geopolitiche.
Il costo delle bollette aumenterà?
I media suggeriscono possibili aumenti in bolletta a causa dell’aumento dello spread. L’impatto dipende dalle soglie dello spread che influenzano gli operatori in regime di monopolio (Italgas, Terna, Snam) e il loro RAB (Regulatory Asset Base).
Aumenti eccessivi dello spread influenzano proporzionalmente il RAB, con potenziali ripercussioni sui ricavi delle società di servizi e sulle bollette dei consumatori. I possibili aumenti stimati sono di 80 centesimi per MWh e 5 centesimi per 100 metri cubi di gas.
Gli incentivi governativi sostengono i prodotti ad alta efficienza energetica per compensare i costi.
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Il ruolo dell’Authority
ARERA ha emanato la delibera 498/2018 aprendo un procedimento per la remunerazione delle società di servizi energetici. Gli aggiornamenti triennali, previsti a novembre, riguardano il WACC (Weighted Average Cost of Capital), che finanzia le infrastrutture (reti, metanodotti, stoccaggio gas).
Questi costi compaiono in bolletta come «Spese per il trasporto e la gestione del contatore», rappresentando circa il 15-20% del totale della bolletta. ARERA potrebbe compensare attraverso altri parametri, ma rischia di non riflettere accuratamente i costi effettivi delle aziende.
La struttura della bolletta secondo ARERA
Per capire dove lo spread può effettivamente incidere, occorre conoscere la struttura della bolletta. Dal 2018 ARERA impone la cosiddetta «Bolletta 2.0», un formato standard suddiviso in voci di spesa chiare e confrontabili.
Spesa per la materia energia
È la quota che retribuisce il fornitore per l’acquisto dell’energia elettrica o del gas naturale sul mercato all’ingrosso. Comprende la componente energia vera e propria, i costi di commercializzazione e gli oneri di dispacciamento. Rappresenta mediamente il 45-55% del totale della bolletta luce ed è la voce più sensibile alle oscillazioni del PUN e del PSV.
Spesa per il trasporto e la gestione del contatore
Copre l’utilizzo della rete di trasmissione nazionale, della rete di distribuzione locale e la manutenzione dei contatori. È regolata da ARERA e versata a operatori in monopolio naturale come Terna, Snam e i distributori locali. È proprio la voce su cui un aumento del WACC, conseguente al rialzo dello spread, produce i maggiori effetti.
Oneri di sistema e imposte
Gli oneri di sistema finanziano politiche di interesse generale: incentivi alle fonti rinnovabili (componente ASOS), sostegno alle imprese manifatturiere energivore, smantellamento delle centrali nucleari dismesse, bonus sociale. Alle imposte appartengono invece l’accisa sull’energia elettrica, l’accisa sul gas naturale e l’IVA applicata sul totale. Queste componenti non dipendono dal fornitore scelto ma variano per livello di consumo e tipologia d’utenza.
PUN, PSV e indici di riferimento
Dietro a ogni offerta luce e gas ci sono indici finanziari che determinano il prezzo all’ingrosso dell’energia. Conoscerli aiuta a capire perché il costo unitario del kWh può variare da un mese all’altro, anche a parità di fornitore.
PUN — Prezzo Unico Nazionale
Il PUN è il prezzo medio ponderato dell’energia elettrica venduta in borsa sul MGP (Mercato del Giorno Prima) gestito dal GME (Gestore dei Mercati Energetici). Si esprime in €/MWh ed è aggiornato ogni ora di ogni giorno dell’anno. È il riferimento per la maggior parte delle offerte a prezzo variabile del mercato libero e, fino al 2023, costituiva la base del servizio di maggior tutela elettrico.
PSV — Punto di Scambio Virtuale
Il PSV è l’indice italiano di riferimento per il gas naturale: rappresenta il prezzo a cui i grossisti scambiano il metano immesso nella rete di trasporto nazionale. Dal 1° gennaio 2023, ARERA aggiorna mensilmente il prezzo del gas tutelato sulla media PSV del mese precedente, sostituendo così il vecchio meccanismo trimestrale TTF.
Gli aggiornamenti di ARERA
ARERA pubblica aggiornamenti regolari che fissano il costo di riferimento di luce e gas nel servizio tutelato. Sul fronte elettrico, le condizioni economiche del Servizio a Tutele Graduali vengono aggiornate ogni trimestre con formula indicizzata al PUN. Sul fronte gas, come detto, l’aggiornamento è mensile dal 2023 e segue la media PSV. Questi valori rappresentano la «bussola» rispetto a cui valutare qualsiasi offerta del mercato libero.
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Lo spread tra mercato libero e tutelato
Nel gergo energetico il termine «spread» non indica soltanto il differenziale BTP-Bund: in bolletta si parla di spread per descrivere la maggiorazione che il fornitore applica sul prezzo all’ingrosso dell’energia. È proprio questo valore che distingue un’offerta economica da una svantaggiosa.
Come funziona lo spread nelle offerte variabili
In un’offerta indicizzata, il prezzo finale del kWh è pari al PUN (o al PSV per il gas) più uno spread fisso deciso dal venditore. Uno spread di 0,015 €/kWh significa che, qualunque sia l’andamento della borsa, pagheremo sempre 1,5 centesimi al kWh in più rispetto al riferimento ingrosso. Spread più bassi equivalgono a offerte più competitive, a patto che non siano accompagnate da elevate quote fisse mensili.
Come leggere lo spread in bolletta
Per individuare lo spread praticato dal proprio fornitore basta recuperare il «Dettaglio degli importi fatturati» o lo «Scheda di confrontabilità» allegata alla bolletta. In queste pagine la voce «Prezzo energia» è spesso scomposta in prezzo indicizzato (PUN o PSV medio del periodo) e contributo applicato dal venditore. La differenza tra questi due valori è lo spread effettivo.
Differenza rispetto al servizio tutelato
Il servizio di maggior tutela (ora Servizio a Tutele Graduali per i clienti non vulnerabili) non applica spread commerciali: ARERA definisce direttamente il prezzo trimestrale o mensile. Per questo motivo il tutelato è sempre il benchmark naturale rispetto al quale misurare la convenienza di un’offerta del mercato libero.
Differenze regionali e fasce orarie
Il PUN è unico a livello nazionale per l’energia elettrica, ma altre voci della bolletta cambiano a seconda di dove si abita e di quando si consuma. Due fattori chiave sono le tariffe di distribuzione gas e le fasce orarie della luce.
Distribuzione gas per ambito territoriale
Il costo di distribuzione del gas è fissato da ARERA per ciascuno dei sei ambiti tariffari in cui è suddivisa l’Italia: Nord occidentale, Nord orientale, Centrale, Centro-sud orientale, Centro-sud occidentale e Meridionale. In pratica, una famiglia in Lombardia e una in Sicilia possono pagare tariffe di distribuzione differenti anche a parità di consumo e fornitore, perché le reti locali hanno costi di gestione diversi.
Fasce orarie F1, F2 ed F3 dell’energia elettrica
ARERA suddivide la giornata in tre fasce orarie che riflettono la domanda di elettricità sulla rete:
- F1 — ore di punta: dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 19:00, festivi esclusi;
- F2 — ore intermedie: dal lunedì al venerdì dalle 7:00 alle 8:00 e dalle 19:00 alle 23:00, più il sabato dalle 7:00 alle 23:00;
- F3 — ore fuori punta: notti, domeniche e festivi, quando la rete è meno sollecitata.
Le offerte bi-orarie e multi-orarie applicano prezzi differenziati su queste fasce. Scegliere un’offerta bi-oraria conviene quando almeno il 60-65% dei consumi domestici si concentra nelle ore F2 e F3: ad esempio famiglie che attivano lavatrici, lavastoviglie e ricariche di veicoli elettrici la sera tardi o nel weekend.
Come confrontare le offerte luce e gas
Una volta compresi PUN, PSV, spread e fasce orarie, si è pronti a confrontare le offerte del mercato libero su basi oggettive. Non basta guardare il prezzo pubblicitario del kWh o del Smc: occorre valutare l’intero pacchetto economico e contrattuale.
I parametri chiave da confrontare
Per un confronto corretto considerare sempre:
- il prezzo energia indicizzato o fisso e lo spread applicato sul PUN o sul PSV;
- la quota fissa mensile di commercializzazione, che può annullare i vantaggi di uno spread basso su consumi ridotti;
- la durata dell’offerta e l’eventuale clausola di rimodulazione dei prezzi a fine promozione;
- bonus benvenuto, sconti in fattura e meccanismi di fidelizzazione, valutati su tutta la durata del contratto.
Strumenti utili per il confronto
Il Portale Offerte gestito da Acquirente Unico e regolato da ARERA è il punto di partenza istituzionale: raccoglie tutte le offerte commerciali del mercato libero ordinate per spesa annua stimata. Accanto a questo, i comparatori indipendenti permettono di filtrare le proposte per tipo di indicizzazione, fonte rinnovabile e modalità di pagamento. In ogni caso, il confronto va fatto su un orizzonte di almeno dodici mesi per neutralizzare le oscillazioni stagionali del PUN e del PSV.