Come si è giunti all’accordo per l’acquisizione di Innogy?
Il disastro nucleare di Fukushima in Giappone presenta ancora delle conseguenze. L’accordo attuale, infatti, rientra nel piano di riassestamento del sistema energetico tedesco voluto dal cancelliere Angela Merkel. Il disegno di legge tedesco ha portato alla chiusura totale delle centrali nucleari entro il 2022. I costi per i 4 principali operatori di energia tedeschi (EON, RWE, EnBW e Vattenfall) ammontano a 23.6 miliardi di euro. Le società elettriche tedesche si sono così trovate in una situazione complessa di riassestamento totale del sistema.
In aggiunta a questa norma c’è anche da considerare che i cambiamenti del mercato stavano già procedendo per l’introduzione da parte del governo tedesco del piano Energiewende. Le centrali, infatti, hanno dovuto aumentare in maniera considerevole la quota di rinnovabili da loro prodotta in modo da produrre energia pulita. Queste norme portarono alla creazione da parte di EON dell’azienda UNIPER, con il compito di gestione delle proprie centrali che producono energia attraverso metodi convenzionali, e da parte di RWE di Innogy con le funzioni di distribuzione e di produzione di energia tramite l’ausilio di fonti rinnovabili. Attualmente è in corso l’accordo tra EON e la società finlandese Fortum per la cessione dell’ultima quota del 46.65% di UNIPER, la chiusura dell’affare è prevista in questa seconda parte del 2018.
L’accordo tra EON e RWE per la proprietà di Innogy
Analizzando più nello specifico l’accordo, il gruppo tedesco EON acquista il 76.8% di Innogy SE, che rappresenta l’intera quota di proprietà dei RWE. In questo modo la proprietà di Innogy SE cambia. RWE rimane presente all’interno del capitale di EON con una partecipazione del 16.67% che viene ottenuta tramite un aumento di capitale. EON acquista l’azienda attraverso il pagamento di 40 euro per ogni singola azione di Innogy SE. Inoltre si impegna anche al pagamento dei dividendi attesi che ammontano a 3.24 euro per azioni e che riguardano gli esercizi aziendali del triennio 2017, 2018, 2019. L’intera operazione ha avuto un costo per EON di 22 miliardi di euro, non proprio una cifra irrilevante.
Per questo, l’acquisto di Innogy SE rappresenta una diretta conseguenza del mercato energetico tedesco. Innogy SE, infatti, fu fondata l’1 di Aprile 2016 e rappresentava l’intera area dedicata alle energie rinnovabili di RWE. All’interno di Innogy SE sono presenti anche i business legati alla distribuzione di RWE. La Borsa di Francoforte ha accettato positivamente l’accordo tra le parti. Il valore di RWE ha avuto una crescita dell’8%. EON invece è salito del 5,3%. L’aumento maggiore lo ha avuto, ovviamente, Innogy che ha visto aumentare il proprio valore del 13,5%.
Lo spacchettamento delle attività di Innogy ha permesso questa grande operazione che consente ad entrambe i gruppi di ottenere vantaggi. EON può così rafforzare la propria posizione sulle rinnovabili e la distribuzione mentre RWE può concentrare tutti i suoi investimenti solo sulla produzione dell’energia elettrica. L’accordo rappresenta un grande successo per il mercato elettrico tedesco, l’introduzione delle normative del governo contro il nucleare e a favore del sistema delle fonti rinnovabili hanno portato enormi scossoni che, però, con il tempo, le aziende presenti nel sistema stanno assorbendo e, anzi, rendendo di veri e propri asset strategici per i propri piani di business futuri, il tutto in un’ottica “green”.
Innogy: nascita, identità e lo spin-off da RWE
Per comprendere la portata dell’accordo tra EON e RWE è necessario partire dalla nascita stessa di Innogy. La società viene fondata come spin-off di RWE il 1° aprile 2016 e quotata alla Borsa di Francoforte nell’ottobre dello stesso anno, con una delle più grandi IPO mai viste sul mercato tedesco. L’obiettivo di RWE era chiaro: separare le attività tradizionali legate al carbone e al nucleare, percepite dagli investitori come gravate dal rischio normativo, dai rami più promettenti della transizione energetica, ossia le rinnovabili, le reti di distribuzione e la vendita al cliente finale.
Una holding nata per la transizione
Innogy raccoglieva in un’unica struttura tre pilastri di business chiaramente distinguibili:
- Renewables, con parchi eolici onshore e offshore nel Nord Europa e impianti idroelettrici;
- Grid & Infrastructure, ossia la gestione delle reti di distribuzione elettrica e gas in Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia;
- Retail, la vendita di energia a famiglie, piccole imprese e grandi clienti industriali.
Perché RWE decide di cedere Innogy
Se nel 2016 RWE aveva scelto la strada della separazione, nel marzo 2018 l’azienda di Essen cambia strategia e apre alla cessione della propria quota di controllo. Le motivazioni sono molteplici: il modello di holding quotata si era rivelato meno efficiente del previsto, la concorrenza degli operatori 100% rinnovabili era in forte crescita e, soprattutto, RWE ed EON avevano compreso che l’unico modo per restare competitive sui due fronti — generazione da un lato, distribuzione e vendita dall’altro — era specializzarsi. Il piano di scambio di asset consente quindi a RWE di concentrarsi sulla produzione (comprese le rinnovabili che fino ad allora erano in Innogy) e a EON di diventare un pure player delle reti e del retail energetico.
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EON Italia e il passaggio dei clienti Innogy
Il completamento dell’operazione, arrivato a settembre 2019 con l’approvazione della Commissione Europea, ha prodotto conseguenze concrete anche fuori dalla Germania. EON, già presente in Italia da anni con una propria divisione commerciale, ha assorbito le attività retail di Innogy in vari Paesi europei, consolidando ulteriormente la propria quota di mercato nel segmento della vendita di elettricità e gas alle famiglie e alle piccole e medie imprese. Per i clienti domestici italiani il cambiamento si è tradotto soprattutto in un rafforzamento del brand EON e nella possibilità di accedere a un’offerta commerciale più ampia, con tariffe dedicate al mercato libero, bundle luce e gas e piani a prezzo fisso pensati per tutelare il consumatore dalle oscillazioni dei mercati all’ingrosso.
Cosa cambia per il cliente domestico
Quando un fornitore viene acquisito o cambia assetto societario, il cliente non deve fare assolutamente nulla per restare servito. Le principali cose da sapere sono sintetizzabili così:
- il contratto di fornitura resta valido, con le stesse condizioni economiche e contrattuali sottoscritte in origine;
- la continuità della fornitura elettrica è garantita: non ci sono interruzioni tecniche, perché cambia il soggetto commerciale e non il distributore;
- il fornitore è tenuto a comunicare per iscritto ogni variazione significativa, incluse ragione sociale, IBAN per i pagamenti e canali di assistenza.
Tempi di integrazione e fatturazione
L’integrazione commerciale di un’operazione di questa portata richiede diversi mesi. Nella fase di transizione possono convivere due loghi sulla stessa bolletta, cambiare il sito web di riferimento o il numero verde dell’assistenza. È per questo motivo che, in caso di dubbi, conviene sempre conservare le ultime fatture e verificare l’identità del fornitore attraverso i canali ufficiali, evitando comunicazioni sospette ricevute via telefono o porta a porta che, purtroppo, tendono a moltiplicarsi ogni volta che un grande brand cambia proprietà.
ARERA, tutele e diritto di ripensamento
In Italia, la protezione del consumatore durante le operazioni di cambio fornitore è affidata ad ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. L’Autorità vigila sulla correttezza delle pratiche commerciali, sui tempi tecnici delle procedure di switching e sulla qualità dell’informazione fornita al cliente. Quando un operatore straniero come EON rafforza la propria presenza in Italia acquisendo portafogli clienti di un altro brand, tutte le regole tecniche del sistema elettrico nazionale continuano ad applicarsi senza eccezioni.
Il diritto di ripensamento di 14 giorni
Se, a seguito di un cambio proprietà o di una proposta commerciale del nuovo fornitore, il cliente sottoscrive un contratto al di fuori dei locali commerciali (per telefono, online o a casa), ha diritto al cosiddetto ripensamento di 14 giorni previsto dal Codice del Consumo. Entro questo termine è possibile revocare gratuitamente il contratto, senza dover fornire alcuna motivazione. Il conteggio parte dal giorno della conclusione del contratto oppure, per i contratti a distanza, dalla ricezione della conferma scritta con tutte le informazioni obbligatorie.
Cambio fornitore: come si fa
Se al termine del periodo di integrazione il cliente non è soddisfatto della nuova proposta commerciale, il cambio fornitore resta sempre gratuito e può essere effettuato in qualsiasi momento. I passaggi operativi sono essenzialmente tre:
- confrontare le offerte del mercato libero, partendo dal codice POD e dai consumi annui indicati in bolletta;
- sottoscrivere il nuovo contratto, che sarà attivato entro massimo due mesi dalla richiesta;
- verificare le prime bollette del nuovo fornitore e conservare la documentazione di chiusura del contratto precedente.
M&A nel mercato energetico europeo
L’operazione EON-Innogy-RWE non è un caso isolato, ma si inserisce in una stagione particolarmente intensa di fusioni e acquisizioni (M&A) che sta ridisegnando il panorama energetico europeo. Negli ultimi anni i grandi gruppi tradizionali hanno dovuto riposizionarsi per rispondere a tre spinte concomitanti: la pressione normativa sulla decarbonizzazione, la crescente sofisticazione della domanda dei clienti finali e la necessità di investire massicciamente in rinnovabili, reti intelligenti e soluzioni digitali.
Un settore in forte concentrazione
I fattori alla base della concentrazione sono molteplici e si rafforzano a vicenda:
- la necessità di realizzare economie di scala per ammortizzare gli investimenti in infrastrutture di generazione rinnovabile;
- la convenienza di diventare pure player — specializzati o sulla produzione o sulla distribuzione e vendita — anziché restare player verticalmente integrati;
- la pressione dei mercati finanziari, che premiano modelli di business chiari e strategie ESG ben comunicate.
Che cosa aspettarsi nei prossimi anni
Nel medio periodo è lecito attendersi una prosecuzione di questo movimento, con ulteriori operazioni tra utility tradizionali e nuovi entranti specializzati in fotovoltaico, accumuli, mobilità elettrica e servizi energetici digitali. Per il consumatore finale italiano la conseguenza più immediata sarà un’offerta commerciale sempre più articolata, con tariffe pensate per nuovi usi (ricarica dell’auto elettrica, gestione dell’autoconsumo fotovoltaico, contratti indicizzati al prezzo di mercato) e la necessità di confrontare con attenzione le proposte prima di firmare. L’acquisizione di Innogy da parte di EON, in questo senso, è un tassello emblematico di una trasformazione più ampia: un mercato europeo che, pur restando presidiato dai grandi gruppi storici, si riorganizza intorno a due polarità chiare, quella della generazione pulita e quella della relazione con il cliente finale.