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Spread E Bollette: è Vero Che Pagheremo Di Più?

Spread e bollette: è vero che pagheremo di più?

L’attuale situazione di incertezza a livello politico dell’Italia sta producendo alcuni notevoli sbandamenti nell’andamento dei mercati, identificabili attraverso parametri di cui sempre più frequentemente si sente parlare. Uno di questi, agli onori delle cronache dalla crisi del 2011 è certamente lo spread. Ma che cos’è lo spread? Ed è vero, come spesso si sente dire, che può influire sui costi delle nostre bollette? Cerchiamo di analizzare nel dettaglio questi dati partendo da una breve analisi su questo celeberrimo indice.

Sommario:

Cos’è lo spread?

È sulle bocche di molti ed è un habitué costante delle notizie dei nostri giornali: lo spread. Cosa significa questa parola? Si tratta di un termine inglese che, letteralmente tradotto, sta per divario. Nello specifico, questo divario è quello tra il rendimento tra titoli di Stato decennali italiani (Btp) e quello dei titoli di Stato decennali tedeschi (Bund). Questo confronto è realizzato con i Bund tedeschi in quanto l’economia tedesca è quella, nell’Eurozona, considerata più solida nonché quella che costituisce il mercato più grande.

Il confronto tra i titoli di Stato è particolarmente importante in quanto questi sono le obbligazioni che il dato Paese emette in cambio di investimenti nello stesso. Si tratta quindi di un tasso fondamentale per misurare la fiducia dei mercati nei confronti di un Paese: maggiore è tale indice numerico e più a rischio sarà considerato l’investimento. Uno spread eccessivamente alto rappresenta quindi un campanello d’allarme nei confronti di chi decide di prestare soldi a uno Stato, che viene così a tutti gli effetti avvisato dei possibili pericoli d’insolvenza dello stesso

Quali sono gli effetti del rialzo dello spread?

L’aumento dello spread fa sì, come detto, che sul Paese ricadano maggiori rischi di investimento in quanto questo viene considerato meno facilmente solvibile, dato che dovrà spendere di più per finanziare il proprio debito. In una nazione altamente indebitata qual è l’Italia, lo spread è quindi un motivo di preoccupazione per mercati e investitori quando supera determinate soglie, dato che variazioni eccessivamente al rialzo possono comportare un aumento del rischio di investimento e potrebbe scoraggiare eventuali acquirenti o determinare la fuga di capitali stranieri.

Nello specifico, questo si può tradurre in minore liquidità e inferiore capacità per uno Stato di muoversi in autonomia, con la possibilità di dover aumentare la tassazione per autofinanziare il proprio debito. Inoltre, molteplici sono gli effetti che si rischiano di subire con un eventuale rialzo dello spread, dei quali ne segnaliamo due in particolare:

      • Le imprese rischiano di avere problemi di accesso al credito: con l’aumento dei tassi di interesse si troverebbero così davanti a situazioni complicate, vendendo meno e, di conseguenza, fermando la propria crescita e la possibilità di poter assumere nuovi dipendenti. Il tutto, a vantaggio delle aziende straniere;
      • L’aumento dei tassi di mutui e prestiti che rischierebbero di toccare sia i finanziamenti a tasso variabile – influenzati direttamente dagli andamenti dei mercati – che quelli futuri, ancora da stipulare: con un aumento dello spread è infatti concreto il rischio di un aggravio sulle rate mensili per chi deve accendere un mutuo o ha necessità di un prestito bancario.

Eventuali rialzi dello spread costituiscono quindi un serio problema per l’economia reale del Paese oltre a costituire spesso uno specchio dell’incertezza, non solo attribuibile a politiche interne ma anche a circostanze esterne, calamità, contrasti geopolitici d’ogni ordine. Dal 2011 in poi (ossia da quando è diventato un termine di grande notorietà), lo spread ha subito molteplici variazioni dovute a diverse concause, come possibile verificare da questa breve cronistoria: https://www.agi.it/economia/spread_rialzo-3965545/news/2018-05-29/.

Il costo delle bollette aumenterà?

Diversi media hanno riportato, in aggiunta alle problematiche sovraelencate, possibili rincari nelle bollette luce e gas dovuti a un aumento dello spread. È un allarme fondato? Cerchiamo di analizzare nello specifico quanto potrebbe avvenire.

Per comprendere quanto potrebbe avvenire bisognerà stare attenti a quelle che sono le soglie limite di spread per le società che operano in monopolio ossia Italgas, Terna e Snam. In caso di rialzi eccessivi, si rischierà di avere una ripercussione sul RAB (Regulatory Asset Base), un parametro che contribuisce a determinare i ricavi annuali di tali aziende. L’aumento dello spread ha un rapporto direttamente proporzionale con questo indice, il cui eccessivo rialzo combinato potrebbe portare a un effetto domino sulla remunerazione di tali società. Eventuali effetti negativi potrebbero così ripercuotersi direttamente sulle aziende fornitrici di servizi e, di riflesso, nelle bollette luce e gas pagate dai consumatori.

A ciò potrebbero inoltre sommarsi – in caso di aumenti contenuti dello spread – i rincari dei prezzi delle materie prime avvenuto durante l’estate, con metano ed elettricità elevati e i permessi di emissione della CO2 ai massimi da dieci anni. Senza contare il necessario recupero degli oneri di sistema arretrati, una cifra non riscossa dall’Autorità nel terzo e quarto semestre di quest’anno per non alzare eccessivamente il costo delle bollette.
Alla luce di questi motivi è piuttosto semplice poter offrire una risposta secca: sì, il rialzo dello spread rischia di aumentare il prezzo delle bollette future, con un possibile aumento di 80 centesimi al MWh e di 5 centesimi per 100 metri cubi per il gas.

Il ruolo dell’Authority

ARERA si è espressa, con la delibera 498/2018, offrendo una chiara chiave di lettura su ciò che avverrà e aprendo ufficialmente il procedimento per la revisione della remunerazione per le società energetiche che operano nel campo dei servizi regolati. Questi aggiornamenti avvengono triennalmente e verranno registrati massimo entro novembre. Riguarderanno, nello specifico, il WACC (Weighted Average Cost of Capital) e rappresenta le quote di denaro che vengono elargite a chi garantisce servizi regolati per poter ripagare le infrastrutture (reti elettriche, gasdotti, stoccaggi di metano, servizi per la rigassificazione del gas liquefatto).

Tali costi terminano dritti in bolletta, moltplicati per il RAB e sono verificabili nella parte chiamata Spese per il trasporto e la gestione del contatore. Si tratta di una voce che rappresenta circa il 15-20% della bolletta nel suo totale ed è pertanto un costo particolarmente notevole da parte dell’utente finale.
Soluzioni per scongiurare l’aumento? ARERA potrebbe trovare delle soluzioni compensando gli extra costi con altri parametri ma si tratta, comunque, di una sfida particolarmente delicata in quanto rischierebbe di non rispecchiare gli effettivi costi gestiti dalle imprese.

Spread e bollette: è vero che pagheremo di più? ultima modifica: 2018-10-19T13:52:27+00:00 da La Redazione

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