Procedura per Diminuire la Potenza
La riduzione della potenza del contatore Enel (o di qualunque altro fornitore) può essere effettuata in qualsiasi momento desiderato dall’utente, anche durante una voltura o un subentro. È un’operazione puramente contrattuale: il contatore elettronico non viene sostituito, viene semplicemente riprogrammato da remoto dal distributore locale (e-Distribuzione, Areti, Unareti, ecc.). Esistono tre metodi principali per inoltrare la domanda:
- contattare il servizio clienti del proprio fornitore di energia elettrica;
- utilizzare il portale web o l’area clienti del fornitore;
- cambiare fornitore approfittando del passaggio per richiedere una potenza diversa.
Una volta ricevuta la richiesta, il fornitore ha 2 giorni lavorativi per trasmetterla al distributore di energia competente sul territorio. Da lì, secondo gli standard ARERA, il distributore completa la variazione in genere entro 7-10 giorni lavorativi: al termine, il contatore mostra la nuova potenza contrattuale e la fattura successiva tiene conto delle nuove quote fisse.
Dati necessari per la richiesta
Per compilare correttamente il modulo di riduzione potenza è necessario avere a portata di mano una bolletta recente. I dati indispensabili sono:
- il codice POD, che localizza in modo univoco il contatore;
- i dati anagrafici del cliente intestatario del contratto;
- i recapiti telefonici e l’indirizzo e-mail di contatto;
- la potenza attualmente utilizzata, espressa in kW;
- la potenza richiesta, cioè il nuovo valore desiderato.
Tempi ARERA per la variazione di potenza
I tempi della procedura sono regolati dall’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) e sono identici per tutti i fornitori e distributori. Dopo la trasmissione della pratica al distributore, la riprogrammazione del contatore avviene in genere tra 7 e 10 giorni lavorativi. In caso di mancato rispetto degli standard di qualità, il cliente ha diritto ad un indennizzo automatico accreditato direttamente in bolletta, senza bisogno di richiesta specifica.
Tagli di Potenza Standard: 1,5 — 3 — 4,5 — 6 kW
Per le utenze domestiche in bassa tensione, il distributore rende disponibili alcuni tagli standard di potenza contrattuale. I più diffusi sono 1,5 kW, 3 kW, 4,5 kW e 6 kW. La stragrande maggioranza delle famiglie italiane ha un contatore da 3 kW, storicamente considerato il taglio "base" per una prima casa. Le abitazioni più grandi, o quelle con piano cottura ad induzione e pompa di calore, richiedono invece 4,5 kW o 6 kW.
Quale taglio scegliere in base all’uso
Scegliere il taglio di potenza corretto è decisivo per non pagare oneri fissi inutili in bolletta. Le indicazioni generali sono:
- 1,5 kW: seconde case usate saltuariamente, box, cantine, piccoli locali con pochi elettrodomestici;
- 3 kW: appartamenti standard con cucina a gas, frigorifero, lavatrice e riscaldamento non elettrico;
- 4,5 kW: abitazioni di medie dimensioni con scaldacqua elettrico o forno ad alta potenza;
- 6 kW: case con piano ad induzione, pompa di calore, climatizzatori multipli, ricarica di un veicolo elettrico o più utenze in contemporanea.
Quando conviene scendere da 6 a 3 kW
Molte famiglie hanno ereditato un contatore da 6 kW attivato in passato per esigenze che oggi non esistono più (un vecchio scaldacqua elettrico dismesso, una pompa di calore mai installata, un vecchio inquilino con consumi diversi). Se il differenziale non scatta mai e i consumi mensili restano costantemente sotto i 3 kW di punta, scendere da 6 a 3 kW è quasi sempre conveniente: la quota potenza in bolletta si dimezza e in un anno il risparmio arriva facilmente a superare le 50-70€, ampiamente sufficienti a recuperare il costo una tantum della variazione.
Costi della Variazione di Potenza
I costi della variazione di potenza differiscono in base al tipo di mercato (tutelato o libero), secondo la riforma in vigore dal 1º aprile 2017. In linea generale, ridurre la potenza è molto meno oneroso che aumentarla, perché non richiede lavori sulla linea: il distributore si limita ad una riprogrammazione software.
| Operazione | Costo (mercato tutelato) |
|---|---|
| Aumento potenza | 69,36€/kW + 23€ oneri amministrativi |
| Riduzione potenza | 27,03€ fissi + 23€ oneri amministrativi |
Dettaglio dei costi di riduzione
Per chi riduce la potenza, il totale da versare si articola quindi in:
- un contributo fisso di circa 26-28€ (27,03€ esatti) destinato al distributore, indipendente dal taglio scelto;
- un contributo amministrativo di 23€ a favore del fornitore;
- l’IVA di legge, applicata alle voci precedenti.
Sul mercato tutelato l’importo è regolato da ARERA ed è uguale per tutti. Sul mercato libero, invece, il contributo del distributore resta fisso a 27,03€, mentre la quota amministrativa può variare leggermente in base al fornitore scelto. Gli importi vengono addebitati nella prima bolletta utile successiva alla riprogrammazione del contatore.
Oneri fissi proporzionali alla potenza
La vera ragione per ridurre la potenza non è quella dei consumi, ma quella degli oneri fissi. Una parte significativa della bolletta elettrica (quota trasporto, oneri di sistema e quota potenza) è infatti calcolata per kW impegnato e non per kWh consumato: più kW si hanno, più si paga al mese, anche a consumi identici. Passare da 6 a 3 kW riduce queste quote di circa la metà, generando un risparmio che si accumula mese dopo mese senza dover cambiare nulla nelle proprie abitudini di consumo.
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Potenza Impegnata e Potenza Disponibile: Che Differenza c’è?
Sulla bolletta non compare un solo valore di potenza, ma due: la potenza impegnata e la potenza disponibile. Molti utenti li confondono, ma la differenza è sostanziale e impatta direttamente sul comportamento del contatore quando si accendono più elettrodomestici contemporaneamente.
Che cos’è la potenza impegnata
La potenza impegnata è il valore contrattuale, quello indicato nel contratto con il fornitore. È la potenza "nominale" che si decide di impegnare (1,5 — 3 — 4,5 — 6 kW) ed è il valore su cui vengono calcolate le quote fisse della bolletta. Ridurla significa pagare meno ogni mese.
Che cos’è la potenza disponibile
La potenza disponibile è invece il tetto tecnico oltre il quale il contatore stacca la corrente. Per i contatori elettronici standard è pari alla potenza impegnata aumentata del 10% circa, più una tolleranza per brevi sovraccarichi. Ad esempio, con 3 kW impegnati la potenza disponibile si aggira intorno a 3,3 kW: accendere in contemporanea carichi che superano costantemente quella soglia fa scattare l’interruttore.
Come Trovare la Potenza del Contatore
La potenza del contatore si trova facilmente sulla bolletta di energia elettrica, nella sezione "Tipologia di contratto" o "Dati di fornitura", ed è sempre misurata in kW. Senza bolletta, il valore può essere richiesto al fornitore oppure stimato dal distributore in base alle caratteristiche dell’abitazione (superficie, presenza di elettrodomestici ad alto assorbimento, impianto di riscaldamento, ecc.).
Fattori che influenzano la potenza necessaria
Per capire se la potenza attualmente attivata è corretta, occorre considerare il carico istantaneo richiesto dagli elettrodomestici più energivori. I principali fattori in gioco sono:
- il numero e il tipo di elettrodomestici usati in contemporanea;
- la presenza di un piano cottura ad induzione o di un forno elettrico;
- la presenza di un climatizzatore o di una pompa di calore;
- la presenza di uno scaldacqua elettrico;
- la ricarica domestica di un veicolo elettrico.
Cosa succede dopo la riduzione
Una volta completata la riduzione della potenza, il contatore viene riconfigurato da remoto e la modifica è immediatamente visibile sul display. La prima bolletta utile riporterà i nuovi importi ridotti delle quote fisse, oltre alle voci una tantum per il contributo al distributore e gli oneri amministrativi. Se in futuro le esigenze dovessero cambiare (acquisto di una pompa di calore, installazione di ricarica per auto elettrica, lavori di ristrutturazione), la potenza può sempre essere aumentata di nuovo, applicando le tariffe di aumento previste dall’ARERA.