Ampliamento del credito di imposta sulle bollette
Grazie al decreto Aiuti Tar si allarga il credito d’imposta. In poche parole si tratta di una formula tramite la quale lo Stato può ridare alle imprese gran parte di quanto speso in energia, rinunciando a una fetta di tasse che le aziende dovrebbero pagare. In arrivo sconti per bar, ristoranti, negozi e piccole attività sulle bollette di luce e gas. Quindi non solo per le grandi aziende dei settori nell’industria dell’acciaio o della ceramica, come accaduto finora. L’agevolazione sarà ancora più grande ricomprendo rincari più ampi.
Il Governo ha capito la difficoltà delle imprese nel restare in piedi ed ha quindi stanziato un intervento di 9,8 miliardi ovvero tre quarti dei 14 miliardi di soldi pubblici erogati per affrontare l’aumento dei prezzi nell’attesa di realizzare il piano europeo a lungo termine che prevede un mondo senza combustibili fossili entro il 2050.
Il pacchetto si inserisce in una stagione di interventi straordinari che il Parlamento ha concentrato fra l’estate e l’autunno del 2022, quando i prezzi all’ingrosso dell’elettricità e del gas avevano raggiunto livelli senza precedenti. Il decreto Aiuti ter (DL 144/2022) ha seguito di poche settimane il decreto Aiuti bis (DL 115/2022), rafforzando gli strumenti già introdotti e allargando il perimetro dei beneficiari. A chiudere la serie è arrivato poi il decreto Aiuti quater, che ha prorogato le misure fino al termine dell’anno e ha posto le basi per la loro estensione ai primi mesi del 2023.
Aiuti per le piccole e le grandi aziende
La brutta notizia è che l’aiuto sarà valido solo per i mesi di ottobre e novembre. Per le piccole imprese verrà coperto il 30% a patto che dimostrino di aver speso più del 30% nello stesso periodo nel 2019. Per le industrie dove i consumi energetici sono più corposi l’intervento sarà maggiore: il 40% di quanto speso, ora era il 25%.
Il meccanismo distingue con precisione le diverse tipologie di beneficiari. Le imprese cosiddette «energivore», ossia quelle iscritte nell’elenco tenuto dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali con consumi elettrici particolarmente elevati in rapporto al fatturato, ottengono un credito pari al 40% della spesa sostenuta per la componente energia. Lo stesso trattamento è previsto per le imprese «gasivore», individuate sulla base del decreto del Ministero della Transizione ecologica che ne definisce i criteri di accesso. Alle piccole imprese non energivore, ma con utenze dotate di potenza disponibile pari o superiore a 4,5 kW, spetta invece un credito del 30% sulla componente energia e del 15% sulla spesa per il gas naturale consumato per usi diversi da quelli termoelettrici.
Come funziona lo sgravio
Il credito di imposta copre solo la voce in fattura specifica al consumo di energia, escludendo quindi i tributi e non coprendo la bolletta per intero. Il modo più semplice per ottenerlo è la via della compensazione. In poche parole se il costo è 100 bisognerà pagare 60 o 70.
La compensazione avviene tramite modello F24, utilizzando gli specifici codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate. In alternativa, il credito può essere ceduto a terzi, banche e intermediari finanziari inclusi, così da ottenere liquidità immediata senza dover attendere l’effettivo utilizzo in compensazione. Per accedere all’agevolazione è indispensabile conservare le fatture relative al periodo di riferimento e, nel caso delle piccole imprese non energivore, la documentazione che dimostra l’incremento del costo medio per kilowattora oltre la soglia prevista rispetto al medesimo trimestre del 2019.
Quanto tempo occorre per lo sconto?
Le tempistiche sono ancora un argomento in alto mare. Nell’ultimo decreto non vi è ancora una parte che indica con esattezza i tempi del rimborso. L’ipotesi più accreditata è che passeranno mesi e che sicuramente non avverrà prima di gennaio.
La finestra di utilizzo del credito è comunque vincolata da una scadenza: le imprese beneficiarie devono impiegarlo in compensazione, oppure cederlo, entro il termine fissato dal decreto, pena la perdita del diritto. La necessità di rispettare questi termini spinge molte aziende a rivolgersi ai propri consulenti fiscali con largo anticipo, così da predisporre la documentazione e programmare l’utilizzo in sede di dichiarazione dei redditi o di versamenti periodici.
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Il contesto della crisi energetica del 2022
Per comprendere la portata dello stanziamento occorre ricordare in quale scenario si è mosso il Governo. Nel corso del 2022 il Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità (PUN) ha toccato livelli che nel decennio precedente sarebbero stati considerati impensabili, superando in alcune sedute il valore di 700 euro per megawattora rispetto a una media storica che si collocava attorno ai 50 euro. La principale causa è stata la corsa del prezzo del gas naturale sul mercato di riferimento olandese TTF, cresciuto a ridosso dell’invasione russa dell’Ucraina e della progressiva riduzione delle forniture verso l’Europa.
Questo shock si è riversato sulle bollette di famiglie e imprese, moltiplicando in molti casi l’importo trimestrale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per le piccole e medie imprese, già indebolite dalla coda della pandemia, la prospettiva di spese energetiche triplicate o quadruplicate ha significato rinviare investimenti, ridurre i turni produttivi o, nei casi più critici, valutare la chiusura temporanea dello stabilimento.
Il ruolo di ARERA e le rateizzazioni
A fianco degli sgravi fiscali, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) è intervenuta a più riprese per attenuare l’impatto dei rincari. Tra le misure adottate figurano l’azzeramento temporaneo degli oneri generali di sistema per le utenze domestiche e per le piccole utenze non domestiche, la revisione dell’IVA sul gas al 5% e l’introduzione di piani di rateizzazione a carico dei venditori, che le imprese possono richiedere qualora non riescano a far fronte al pagamento di una bolletta particolarmente elevata.
Sul fronte strutturale, ARERA ha accompagnato il passaggio da un aggiornamento trimestrale a un aggiornamento mensile dei prezzi del Servizio di maggior tutela, così da ridurre il divario fra il costo effettivo della fornitura e quello applicato in bolletta. Una scelta tecnica che, se da un lato ha reso il prezzo più volatile nel breve periodo, dall’altro ha evitato l’accumulo di squilibri difficili da gestire in una fase di forte oscillazione dei mercati.
Contributi straordinari e platea allargata
Accanto ai crediti d’imposta, il pacchetto Aiuti ter ha introdotto contributi straordinari e meccanismi di sostegno al reddito per i settori più esposti. Fra questi rientrano l’indennità una tantum destinata a lavoratori dipendenti e pensionati con redditi medio-bassi, il rafforzamento del fondo per il bonus trasporti e risorse aggiuntive per gli enti del terzo settore impegnati nell’assistenza alle fasce più fragili della popolazione.
Per le imprese, la novità più rilevante rimane l’ampliamento della platea: se nei primi decreti del 2022 i crediti d’imposta erano riservati alle realtà energivore e gasivore, con l’estate e l’autunno il perimetro è stato esteso progressivamente fino a coinvolgere bar, ristoranti, artigiani, negozi di vicinato e microimprese del terziario. È un passaggio decisivo, perché riconosce che la crisi dei prezzi non colpisce solo l’industria pesante, ma l’intero tessuto produttivo del Paese, comprese le attività con consumi modesti ma margini operativi ridotti.
Cosa possono fare le imprese per contenere i costi
Gli sgravi stanziati dal Governo rappresentano un sollievo importante, ma non sostituiscono le scelte operative che ogni impresa può adottare per ridurre strutturalmente l’impatto dei consumi sulla propria gestione. Una revisione del contratto di fornitura, la verifica della potenza impegnata e l’analisi della curva di carico permettono spesso di individuare margini di risparmio superiori a quelli offerti dal credito d’imposta, con effetti che proseguono anche quando le misure straordinarie saranno scadute.
Confrontare le offerte del mercato libero
Il confronto offerte luce e gas del mercato libero consente di individuare la formula più adatta al profilo di consumo dell’azienda. In una fase di prezzi variabili, le proposte a prezzo fisso possono dare certezza sulla spesa mensile, mentre quelle indicizzate al PUN o al TTF risultano più convenienti nelle settimane in cui le quotazioni all’ingrosso si raffreddano. Per orientarsi conviene anche conoscere la differenza mercato libero e tutelato, così da valutare le opzioni con cognizione di causa; un’analisi accurata delle condizioni economiche e contrattuali, comprese le clausole di recesso e le eventuali penali, resta un passaggio obbligato prima di sottoscrivere.
Investire nell’efficienza energetica
Interventi come la sostituzione dell’illuminazione con tecnologia LED, l’installazione di un impianto fotovoltaico per l’autoconsumo, il rinnovo di macchinari obsoleti e l’adozione di sistemi di monitoraggio in tempo reale dei consumi contribuiscono a ridurre stabilmente la bolletta. Molti di questi interventi beneficiano di detrazioni fiscali, crediti d’imposta specifici o contributi regionali, che possono affiancarsi agli aiuti straordinari introdotti dal decreto Aiuti ter e rendere più rapido il ritorno dell’investimento.