Come richiedere la prima attivazione del contatore
Occorre innanzitutto specificare la differenza tra prima attivazione e allaccio: la prima operazione è quella da scegliere nel momento in cui un contatore è presente ma non è mai stato collegato alla luce o al gas. L’allaccio è invece l’azione da compiere quando il contatore non è presente nell’abitazione e ha tempi leggermente più lunghi.
La prima attivazione viene realizzata sovente nei casi di un’abitazione recentemente costruita e nella quale, quindi, una volta installato il contatore questo va effettivamente collegato alla fornitura. La richiesta viene effettuata al fornitore che si sceglie.
La liberalizzazione del mercato dà ampie possibilità di scelta tra offerte molto diverse tra loro oltre a garantire copertura quasi ovunque. Si può contattare il fornitore prescelto oppure affidarsi a servizi di consulenza gratuita telefonica e on-line.
Differenza tra prima attivazione, subentro e allaccio
Capire quale procedura richiedere è il primo passo per evitare errori e costi inutili. Le tre operazioni più spesso confuse sono prima attivazione, subentro e allaccio:
- Prima attivazione: il contatore è già installato ma non è mai stato messo in servizio; tipico di abitazioni nuove o ristrutturate in cui il POD è già stato assegnato dal distributore;
- Subentro: il contatore è installato ed è già stato utilizzato in passato, ma la fornitura è stata disattivata dal precedente intestatario; si riattiva a nome del nuovo cliente;
- Allaccio: nell’immobile non esiste alcun contatore e va eseguita l’installazione fisica del punto di prelievo da parte del distributore locale.
Solo dopo aver individuato la categoria corretta è possibile preparare la documentazione adeguata e confrontare i costi effettivi dell’operazione.
A chi rivolgere la richiesta
La richiesta di prima attivazione va sempre presentata al venditore di energia elettrica scelto dal cliente, non direttamente al distributore. Sarà poi il venditore a inoltrare la pratica a e-distribuzione o al distributore locale competente sul territorio, che eseguirà materialmente l’operazione di messa in servizio del contatore. Questo passaggio è fondamentale da conoscere perché consente di comprendere perché alcune informazioni, come il POD, siano indispensabili: senza di esse il venditore non può inviare la richiesta al distributore e la pratica rimane ferma.
Di cosa ho bisogno per attivare la fornitura
Essendo un’operazione ufficiale, la prima attivazione richiede una determinata modulistica e dei dati di cui il richiedente dovrà obbligatoriamente disporre. È innanzitutto obbligatorio disporre di documenti di riconoscimento in corso d’opera.
La persona che presenta domanda deve essere l’intestataria del documento e, allo stesso tempo, il proprietario dell’abitazione o il locatario: in tal caso andrà presentato anche il contratto d’affitto con le prove della regolare registrazione catastale.
Per certificare la proprietà della residenza servirà la dichiarazione di possesso della stessa oltre alla dichiarazione sostitutiva di notorietà per garantire la regolarità edilizia dello stesso immobile.
Dati e documenti richiesti
Occorrerà fornire dei dati necessari per la corretta riuscita della prima attivazione:
- Codice POD, indispensabile per risalire al contatore;
- Utilizzo prescelto dell’abitazione (residente, non residente, uso diverso abitativo);
- Potenza impegnata: per una casa utilizzata da una famiglia media si utilizzano 3 kW, valore comunque modificabile in fase di richiesta;
- Codice IBAN nel caso si richieda la domiciliazione bancaria delle utenze;
- Dati catastali dell’immobile (foglio, particella, subalterno);
- Generalità anagrafiche del richiedente oltre l’indirizzo dell’utenza prescelta.
Dichiarazione di conformità e casi particolari
Per le abitazioni di nuova costruzione o ristrutturate è inoltre fondamentale la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico ai sensi del DM 37/2008, rilasciata da un tecnico abilitato e necessaria perché il distributore accetti la messa in servizio. Senza questo documento il distributore può legittimamente rifiutare l’attivazione del contatore.
Ulteriori documenti che potrebbero venire richiesti sono la dichiarazione di successione (in caso di eredità), la dichiarazione d’inizio attività o il permesso a costruire nel caso di un edificio totalmente nuovo. Si tratta tuttavia di modulistiche che vengono richieste solo in eventuali situazioni più particolari e che non sono, pertanto, sempre necessarie.
Quali sono i costi della prima attivazione?
Come per tutte le altre operazioni legate ai contratti di fornitura, anche la prima attivazione presenta costi variabili a seconda che si stia scegliendo il mercato libero o il servizio a tutele graduali. Le voci principali della spesa sono comunque le stesse e derivano in parte dalla regolazione ARERA e in parte dal listino del singolo venditore.
Costi del servizio a tutele graduali
- 26,13 € di oneri amministrativi;
- 23 € come contributo fisso;
- 16 € di imposta di bollo;
- Cauzione o deposito di garanzia qualora richiesto.
Costi del mercato libero
- 26,13 € di contributo fisso più eventuali oneri di gestione legati al tipo di contratto offerto dal fornitore prescelto (solitamente variabili tra 20 e 60 €);
- 16 € di imposta di bollo;
- Cauzione o deposito di garanzia qualora richiesto.
A cosa corrispondono queste voci
Il contributo fisso remunera il distributore per l’intervento di messa in servizio, mentre la quota oneri amministrativi copre l’attività di gestione pratica del venditore. A questi importi si aggiungono l’IVA prevista per legge e, nei primi mesi di fornitura, le spese in bolletta per oneri di sistema, trasporto e distribuzione. In media, chi attiva la luce per la prima volta su una seconda casa può aspettarsi un esborso iniziale compreso tra 65 e 115 € una tantum, a cui andrà sommato l’eventuale deposito cauzionale richiesto dal venditore se non si sottoscrive la domiciliazione bancaria.
Hai bisogno di aiuto?
Chiama Selectra o fatti richiamare gratis: ti aiutiamo a scegliere l'offerta luce e gas più conveniente.
Prima attivazione: tempistiche necessarie
Si tratta di un’operazione meno lunga rispetto all’allaccio ma che ha comunque i suoi tempi tecnici da rispettare. Una volta effettuata la richiesta il fornitore ha due giorni di tempo per presentarla, a sua volta, al distributore locale che dovrà provvedere all’attivazione nell’arco di 5 giorni lavorativi.
In totale l’operazione non supera mai i 7 giorni lavorativi, come previsto dalla regolazione ARERA, anche grazie al progresso della tecnologia: se nel passato era necessario il passaggio dal domicilio da parte del tecnico adesso, grazie a dei comandi a distanza, si può effettuare il tutto già dalla centralina di controllo, accorciando i tempi e ottimizzando i risultati.
Un tecnico passerà dall’abitazione solo nella fase preliminare dell’operazione: quando verrà presentata richiesta sarà necessario comunicare l’indirizzo dell’utenza. Una volta confermato il tutto sarà effettuato un sopralluogo per verificare che non vi siano intoppi e che si possa procedere spediti alla richiesta di prima attivazione.
Tuttavia, per quanto la prima attivazione di energia elettrica sia un’operazione più rapida rispetto a quella del gas, è consigliabile agire in anticipo in modo da poter trovare rapide soluzioni in caso di problemi e per avere al più presto un contatore attivo nella propria abitazione. Se il venditore non rispetta i tempi standard previsti da ARERA, il cliente ha diritto a un indennizzo automatico in bolletta.
Scelta del venditore e potenza contrattuale
Dal 1° luglio 2024 il mercato tutelato per i clienti domestici non vulnerabili è stato sostituito dal regime delle tutele graduali, gestito da operatori individuati da ARERA tramite asta. Questo significa che chi richiede una prima attivazione oggi si trova davanti a due scenari principali: sottoscrivere un’offerta sul mercato libero oppure rientrare, se vulnerabile, nel servizio di maggior tutela ancora vigente per questa categoria.
Come scegliere l’offerta più adatta
Prima di firmare il contratto conviene verificare alcuni elementi che incidono sulla bolletta per tutta la durata della fornitura:
- il prezzo della componente energia, indicando chiaramente se è fisso (bloccato per 12 o 24 mesi) oppure variabile indicizzato al PUN;
- la presenza di eventuali sconti promozionali in bolletta e la loro durata effettiva;
- la quota commercializzazione annua applicata dal venditore;
- la disponibilità di una componente verde con Garanzia di Origine se interessa una fornitura 100% rinnovabile;
- le modalità di pagamento accettate e la gestione della bolletta in formato digitale.
Potenza contrattuale: quale scegliere
Il valore standard per un’abitazione di residenza è 3 kW, sufficiente per il funzionamento contemporaneo di elettrodomestici di uso comune come frigorifero, lavatrice, forno e piccoli apparecchi elettronici. Per abitazioni di grandi dimensioni, con pompa di calore, piano a induzione o sistemi di ricarica per veicoli elettrici, è opportuno richiedere 4,5 kW o 6 kW. Va ricordato che la potenza è modificabile anche in un secondo momento, ma l’aumento comporta un contributo una tantum proporzionale ai kW aggiunti: richiedere subito il valore corretto consente quindi di evitare costi successivi e continui distacchi del contatore per superamento della soglia.
Valutando con attenzione fornitore, potenza e documentazione, la prima attivazione diventa una procedura trasparente e prevedibile, con tempi certi e costi regolati. Il consiglio finale è di avviare la richiesta con almeno due settimane di anticipo rispetto alla data in cui si intende iniziare ad abitare l’immobile, in modo da gestire con serenità eventuali richieste di documentazione integrativa da parte del distributore.